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Scoperto un nuovo meccanismo di azione dell’aspirina

Un nuovo studio ha dimostrato che alte concentrazioni di salicitato, il sale in cui si scinde l’acido acetilsalicilico in vivo, attivano l’AMPK, un “sensore” dell’energia cellulare presente in tutti gli organismi eucarioti che regola diversi importanti processi, tra cui la crescita cellulare e il metabolismo.


L’aspirina è attualmente utilizzata sia come rimedio contro raffreddori e ifluenze, sia, in una formulaizone diversa, come farmaco antiaggregante nei pazienti in cui occorre prevenire la formazione di coaguli del sangue. Una nuova sperimentazione sui topi potrebbe aprire la strada a un’ulteriore ampliamento dell’impiego di questo farmaco, poiché si è scoperto un meccanismo di azione a livello biochimico che era rimasto finora sconosciuto, come riferiscono Simon Hawley dell’Università di Dundee, in Scozia, e colleghi di un’ampia collaborazione internazionale in un nuovo articolo pubblicato sulla rivista “Science”.

Entrato nell’organismo, l’acido acetilsalicilico si scompone nel sale denominato salicilato, che è il componente biologicasmente attivo, prodotto dall’albero di salice in risposta alle infezioni patogene (per questo gli estratti di corteccia di salice sono stati utilizzati come farmaci fin dai tempi di Ippocrate).

Una volta somministrata, l’aspirina, in vivo, si scinde rapidamente in salicilato, che può essere assunto anche come salsalato, una formulazione che si è dimostrata promettente nel trattamento dell’insulino-resistenza e nel diabete di tipo 2.

A livello biochimico, finora era noto che il salicilato agisce inibendo la ciclossigenasi, un enzima responsabile della sintesi delle prostaglandine, che a loro volta regolano numerosi fenomeni biologici, tra cui l’infiammazione, la sensibilità dolorifica, la febbre, le secrezioni degli organi digerenti, la filtrazione dei liquidi a livello renale, la riproduzione e la coagulazione del sangue. Nella sperimentazione sui topi, si è però riscontrato che gli animali mancanti dei cammini biochimici implicati il salicilato è ancora attivo.

In quest’ultimo studio, è stato dimostrato in particolare che alte concentrazioni di salicilato attivano
una proteina denominata AMPK, che funziona in tutti gli organismi eucarioti come un “sensore” del livello di energia cellulare, in grado di regolare un’ampia gamma di processi importanti , tra i quali la crescita cellulare e il metabolismo.

Precedenti ricerche avevano portato a ipotizzare che l’attivazione dell’AMPK rappresenti un trattamento utile per gli ammalati di tumore, di diabete e di altre patologie. In effetti, Hawley e colleghi hanno osservato che nei topi privi di AMPK sembrano scomparire molti – anche se non tutti – dei benefici delle alte dosi di salicilato sul metabolismo; attraverso ulteriori esperimenti sono quindi riusciti a scoprire il preciso meccanismo con cui il salicilato attiva l’AMPK.

Secondo gli autori, alcuni degli effetti benefici dell’aspirina che riguardano il metabolismo (ossia diversi dai suoi effetti antidolorifici), potrebbero dunque derivare proprio dalla sua attivazione dell’AMPK.

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