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[Pediatria] Primavera e sbalzi di temperatura: quando la febbre è uno stato di emergenza e quando non lo è

I CONSIGLI DEL PEDIATRA

 

Roma, 3 maggio 2012 – Non sempre è facile capire quando alcuni sintomi sono indice di un’emergenza medica e quando, invece, sono solo una normale reazione del fisico ad un virus o ad un semplice colpo di freddo.

Molto spesso i genitori si allarmano me è compito del pediatra comprendere quando si tratta veramente di una patologia acuta, che richiede un intervento immediato e quando invece si è di fronte ad una normale febbre stagionale. Sarà poi il pediatra a valutare la situazione e a spiegare come riconoscere i casi di emergenza.

 

In primavera – dichiara la Professoressa Susanna Esposito, Presidente SITIP e Direttore Della UOC Pediatria 1 Clinica presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – i rhinovirus e gli enterovirus, che causano prevalentemente infezioni respiratorie di diversa gravità, sono ancora piuttosto diffusi e gli sbalzi termici, tipici di questa stagione, ne favoriscono la trasmissione”.

 

Cosa è la febbre? Come misurarla? Come trattarla? Quando è pericolosa?

 

La febbre è un aumento della temperatura corporea al di sopra dei valori medi normali (37°C se esterna o 37,5° se interna) e varia, anche se di pochi decimi di grado, da persona a persona e durante l’arco della giornata. La temperatura può aumentare in condizioni particolari –  sforzi fisici, assunzioni di pasti o bevande calde o quando l’ambiente è eccessivamente riscaldato – e per questo va misurata quando il bambino è a riposo da qualche ora, in un ambiente non troppo riscaldato, ma non quando il piccolo si è appena svegliato ed è ancora coperto; questo, infatti, potrebbe portare ad un aumento della temperatura che non corrisponde ad una reale febbre.

Una volta esclusi i fattori esterni, la temperatura più elevata del normale, ossia la febbre, è indicativa di una condizione di malattia e quasi sempre è l’espressione di una reazione protettiva dell’organismo che cerca di rispondere alla presenza di agenti infettivi.

 

In alcuni casi l’innalzamento eccessivo e persistente della temperatura va riconosciuto come un’emergenza da affrontare e risolvere quanto prima:

  • Nei neonati e nei lattanti con età inferiore ai 3 mesi di vita, per i quali è consigliabile un immediato ricovero per l’elevato rischio di patologia batterica grave
  • In presenza di sintomi concomitanti quali rigidità nucale o alterazioni dello stato di coscienza, difficoltà respiratoria, difficoltà a bere e/o ad alimentarsi, significativa perdita di peso.

 

Inoltre, in presenza di temperature anche modeste per una durata superiore ai 7 giorni è consigliabile il ricorso al pediatra per un approfondimento diagnostico.

 

“I pediatri – sottolinea la Professoressa Esposito – sono le figure a cui fare riferimento poiché hanno il compito di riconoscere le cause del malessere dei bambini e individuare le terapie necessarie. La Loro formazione è estremamente importante e corsi di perfezionamento, come quello in Emergenza ed Urgenza, organizzato presso la Pediatria 1ª Clinica della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, consentono agli specialisti di affinare sempre di più le loro competenze.”

 

Per trattare la febbre uno tra i primi accorgimenti da prendere è quello di far stare il piccolo in una stanza adeguatamente riscaldata (20-22° circa) senza coprirlo troppo, così da consentire al corpo di disperdere il calore in eccesso. Un’adeguata idratazione per via orale con bevande zuccherate e addizionate di sali minerali consentirà di integrare la perdita di liquidi, dovuta all’aumento della temperatura corporea, e faciliterà la discesa della stessa, riducendo anche la comparsa di crisi acetonemiche.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito alcune linea guida in caso di temperatura uguale o superiore a 39° associata a un quadro di malessere generale: è utile la somministrazione dell’antipiretico, mentre ne è sconsigliato l’uso in caso di temperatura inferiore; infatti la febbre ha effetti benefici e fa parte dei fisiologici meccanismi di difesa dell’organismo agli agenti infettivi.

 

La SITIP ha steso le linee guida italiane, che sono entrate a fare parte del Piano Nazionale Linee Guida dell’istituto Superiore di Sanità e che sono disponibili al link http://www.snlg-iss.it/cms/files/LG_SIP_febbre_aggiornamento_2011.pdf. Nelle linee guida italiane si entra nel dettaglio di come misurare la febbre e di quando trattarla.

 

Gli unici antipiretici raccomandati in età pediatrica sono paracetamolo ed ibuprofene, da somministrare sotto prescrizione medica per un corretto dosaggio in base al peso del bambino.

In passato, in associazione all’antipiretico, venivano consigliati alcuni accorgimenti per facilitare la discesa della temperatura, tra i metodi più diffusi: la spugnatura con liquidi tiepidi, il bagno, l’esposizione a correnti d’aria fresca, il raffreddamento delle coperte, l’uso di clisteri freddi, l’applicazione di borse del ghiaccio e la frizione della cute con alcool. In realtà, gli studi effettuati non hanno dimostrato una reale efficacia di tali metodi, riportando, alcune volte, i gravi effetti della brusca riduzione della temperatura: aumento della febbre, brivido scuotente prolungato ed ipoglicemia profonda.

 

La temperatura corporea può essere misurata in varie sedi e con diversi strumenti. Fino al 2010 i termometri utilizzati per misurare la febbre nelle tre sedi tradizionali (ascella, retto e bocca) erano di vetro e contenevano mercurio che, essendo tossico e difficile da smaltire, ne ha determinato il ritiro dal commercio. Attualmente vengono utilizzati termometri con una lega di gallio, indio e stagno e quelli elettronici.

A lungo la misurazione rettale è stata considerata la migliore; oggi, invece,per evitare complicanze ed inesattezze si raccomanda la misurazione per via ascellare, tramite termometro elettronico, nei neonati, nei lattanti e nei bambini.

Sconsigliata è anche la misurazione per via orale che, oltre ad essere difficilmente impiegabile in caso di scarsa collaborazione del piccolo, richiede una permanenza dello strumento in sede di almeno 4 minuti ed è ampiamente influenzata da variabili confondenti, quali infezioni della bocca, assunzioni di cibi caldi/freddi, temperatura dell’aria inspirata e frequenza respiratoria.

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