Tumori: fotoimmunoterapia e anti…

La luce potrebbe aiutare …

Danni polmonari: identificata un…

Identificata una popolazi…

Valvola aorta impiantata senza p…

Innovativo intervento di …

Albumina - creatina e attacchi d…

[caption id="attachme…

Europa No-Smoking: il 60 percent…

Europa 'no smoking'. Il …

Adenocarcinoma polmonare: un nuo…

[caption id="attachment_6…

Tumore alla prostata: a Saviglia…

[caption id="attachment_6…

Flora intestinale: il futuro la …

Il futuro della corretta …

Chemioterapia: recente studio mo…

Alcuni ricercatori finanz…

MENOPAUSA, ORMONI E CERVELLO

L’uso prolungato di ormon…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Apnea notturna nei bambini: potrebbe compromettere il loro quoziente intellettivo

Notti difficili e rischi per la salute per i bimbi che soffrono di apnee notturne. Circa 2 piccoli su 100 che possono andare incontro a complicanze, ovvero: ipertensione arteriosa, alterazioni metaboliche, riflessi sullo sviluppo e riduzione delle capacità riflessive e del quoziente intellettivo.

A lanciare l’allarme Francesco Peverini, direttore scientifico della Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno, secondo il quale, “è necessario e urgente sensibilizzare le famiglie, i pediatri ed i medici scolastici affinché intervengano per tempo nell’individuare i piccoli pazienti affetti da questo problema (tecnicamente OSAS, Obstructive Sleep Apnea Syndrome) per evitare rischi futuri”.
Negli adulti questi disturbi del sonno, spiega l’esperto, hanno un’incidenza doppia (4%). Ma forma pediatrica, ritenuta più aggressiva, è caratterizzata da situazioni ricorrenti di parziale o completa ostruzione delle vie aeree durante il sonno, con conseguente interruzione della normale ventilazione, frammentazione del sonno, deficit neurocognitivi e patologia cardiovascolare anche in tenera età. E ben il 5% dei piccoli in età prescolare con problemi di apnea notturna già russa.

La causa del problema, nella maggior parte dei piccoli tra 1 e 5 anni, è una ipertrofia adeno–tonsillare. Ma vi è anche un legame (meno frequente) con patologie neuromuscolari, obesità e alterazioni anatomiche cranio-facciali. I sintomi, notturni e diurni, possono essere facilmente valutabili anche dai genitori: si osservano difficoltà nell’addormentamento, respirazione rumorosa durante la notte fino al russamento, agitazione nel sonno con assunzione di posizioni anomale che servono a contrastare l’ostruzione delle vie aeree, spesso enuresi e sudorazione.
Durante il giorno, i bambini che soffrono del disturbo sono spesso iperattivi, facilmente irritabili, hanno problemi comportamentali e scarso rendimento scolastico per ridotta capacità a mantenere viva l’attenzione, la capacità riflessiva, la memoria a lungo termine e il consolidamento della medesima. Posso mostrare anche modificazioni del quoziente intellettivo e hanno poi un’ansia immotivata con aumento della frequenza e dell’intensità di alcune paure. Ma non è difficile trovare bambini con pigrizia, svogliatezza e sonnolenza. Infine e possono presentare inappetenza con rallentamento della crescita ponderale.
Questi piccoli hanno maggiori necessità – anche doppia rispetto ai coetanei – di essere visitati dal pediatra. Necessario, dunque, che durante le visite pediatriche o di medicina scolastica, si trovi il tempo per identificare la patologia, con un’indagine specifica sia sul sonno che sul russamento, utilizzando anche appositi test, ma coinvolgendo sempre i genitori che dovrebbero diventare attenti osservatori.
Insomma, conclude Peverini, “occorre dedicare particolare riguardo alla salute ed alla qualità della vita dei più piccoli richiedendo anche per loro una diagnosi nei centri specializzati di medicina del sonno per la prevenzione delle apnee notturne”.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!