Virus HIV: scoperta dinamica gem…

Da tempo è stato provato …

Nel DNA le orme dell'infinita lo…

Dalla peste bubbonica all…

Dalle crucifere un composto (sul…

Un composto contenuto nel…

Legame 'chimico' tra padre e fig…

[caption id="attachme…

Parkinson attivato 'in vitro' pe…

[caption id="attachment_1…

Il colesterolo "brutto" e le imp…

Il rischio di malattie ca…

Mieloma multiplo: suggerimenti d…

Perché un tumore risponde…

Da oggi in Italia è disponibile …

[caption id="attachment_1…

Presto un esame per predire risc…

[caption id="attachment_9…

Mini-ictus riducono le aspettati…

Un 'mini-ictus', un attac…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

“Pillolo” per lui: test sempre più promettenti i risultati sui topi. Ma è una realtà che si avvicina

Per ora rimane un obiettivo sfuggente, ma presto la pillola contraccettiva maschile potrebbe davvero diventare realtà: i risultati di un nuovo studio su ‘Cell’ dimostrano che gli scienziati del Dana-Farber Cancer Institute e del Baylor College of Medicine (Usa) stanno andando nella giusta direzione per rendere il controllo delle nascite per via orale una responsabilità non più a esclusivo appannaggio di ‘lei’, ma anche di ‘lui’.
I ricercatori spiegano di aver messo a punto e testato un composto di piccole molecole con funzione contraccettiva reversibile nei topi maschi.

Il composto, chiamato JQ1, penetra attraverso il tessuto sanguigno del testicolo e arriva a interrompere la spermatogenesi, il processo attraverso il quale si sviluppano spermatozoi maturi. Il risultato è una diminuzione del numero e della qualità degli spermatozoi.

Lo studio ha dimostrato che la produzione di spermatozoi normali riprende quando la terapia con JQ1 viene interrotta e che il composto non influenza la produzione di testosterone, il comportamento sessuale o la salute della prole concepita dopo l’uso del farmaco. “I nostri risultati dimostrano che, quando somministrato ai roditori, questo composto produce una diminuzione rapida e reversibile della conta e della mobilità degli spermatozoi con profondi effetti sulla fertilità”, sottolinea James Bradner, autore senior della ricerca.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi