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Uova in gestazione, prevengono diabete e ipertensione nel neonato

L’assunzione di colina, la sostanza presente in buone quantità nelle uova, durante la gestazione aiuta a prevenire lo sviluppo di malattie croniche e metaboliche come il diabete e la pressione alta nel bambino. In più protegge anche la salute della donna.

La colina è una sostanza presente in buone quantità nel rosso d’uovo, ma la si può trovare anche in altri alimenti quali la soia, la lecitina, il fegato di vitello e di tacchino, i legumi, i cavoli e i cavolfiori.
E’ una sostanza organica ritenuta un nutriente essenziale; paragonata alle vitamine del gruppo B è tuttavia denominata vitamina J. Costituente del neurotrasmettitore acetilcolina e dei componenti la membrana cellulare, i fosfolipidi, è indubbio un importante elemento per la salute dell’organismo.
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Grazie a queste sue peculiarità, quando assunta durante la gravidanza, la colina pare possa prevenire lo sviluppo di malattie croniche e metaboliche come il diabete e la pressione alta nel bambino – così come suggerito da un nuovo studio condotto dai ricercatori della Cornell University (Usa) e pubblicato sul Journal of the Federation of American Societies for Experimental Biology.

L’azione della colina sulla mamma incinta si mostra nel ridurre lo stress il quale, secondo precedenti studi, sarebbe causa di ansia, depressione e altri problemi mentali nella donna e problemi di vulnerabilità alle malattie croniche e metaboliche nel bambino. La colina si pone dunque come un fattore chiave nello sviluppo fetale equilibrato.

Per questo studio, i ricercatori hanno reclutato 24 donne incinte al terzo mese di gestazione che sono poi state suddivise a caso in due gruppi. Le appartenenti al primo gruppo hanno assunto 480 mg di colina al giorno; le appartenenti al secondo hanno assunto 930 mg di colina al giorno. Il tutto per 12 settimane prima del parto.
Prima, durante e alla fine dello studio, i ricercatori hanno raccolto campioni di sangue materno e placentare e anche campioni di tessuto placentare. Dopo di che hanno confrontato i livelli di cortisolo – l’ormone dello stress – e le differenze genetiche tra tutti i campioni.

L’analisi dei campioni ha permesso di rilevare che nelle donne del gruppo 930 mg di colina vi erano più bassi livelli di cortisolo nel cordone placentare e variazioni nei geni atti alla regolazione del cortisolo sia nel tessuto placentare che fetale.
«I risultati dello studio – spiega nella nota Cornell la dottoressa Marie Caudill – suggeriscono l’eccitante possibilità che una maggiore assunzione materna di colina possa contrastare alcuni degli effetti negativi dello stress prenatale sullo sviluppo comportamentale, neuroendocrino e metabolico nella prole».

Oltre ai vari benefici già citati, in questo preciso ambito si ritiene che la colina svolga un ruolo di primo piano nello sviluppo cerebrale del feto e del bambino, che ha ripercussioni sullo sviluppo cognitivo e la capacità intellettuale, nonché sulla memoria.
Secondo le ricerche, poi, le donne che presentano bassi livelli di colina derivanti da diete povere hanno un rischio di quattro volte maggiore che il bambino nasca con difetti del tubo neurale come, per esempio, la cosiddetta spina bifida: un difetto nella chiusura di alcune vertebre che si mostra con una malformazione del midollo spinale.
Per le donne, infine, la colina pare sia un buon alleato della salute del seno favorendo la prevenzione del cancro della mammella. E ha inoltre proprietà antinfiammatorie e benefiche sul cervello.
Insomma, gli alimenti ricchi di colina non mancano per cui ogni donna non ha che l’imbarazzo della scelta: imbarazzo che va superato per includere a buon diritto uno o più di questi nella propria dieta.
La Stampa.it

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