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Ulcere cutanee gravi: troppo care le cure e pochi i centri dedicati

In Italia 2 milioni di persone soffrono di lesioni cutanee gravi, una patologia ancora sottostimata dal nostro sistema sanitario: manca una rete organica di strutture territoriali e ospedaliere dedicate e i costi nella gestione del paziente sono difficilmente sostenibili.

Genova12 settembre 2012 – Le ulcere cutanee rappresentano un problema importante della sanità italiana sia a livello economico sia sociale. La spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale è elevata per l’ingente impiego di farmaci, presidi medico-chirurgici e assistenza sanitaria e a questa si aggiunge il costo sociale legato al progressivo peggioramento della qualità di vita dei pazienti che si trovano a fare i conti con un dolore continuo, forte e spesso non sedabile e a complicazioni come infezione, necrosi dei tessuti e degenerazione in gangrena con rischio di amputazione.

Questa patologia interessa l’1-2% della popolazione dei Paesi industrializzati e in Italia ne soffrono circa 2 milioni di persone, un numero destinato a crescere in futuro per il progressivo invecchiamento della popolazione. Il 50% dei malati è colpito in maniera invalidante e il 75% non può permettersi cure adeguate perché ancora troppo costose: l’alto livello scientifico raggiunto sulle conoscenze dei processi di riparazione tessutale non è a disposizione di tutti i malati. A ciò si aggiunge che le cure sono tra le prestazioni sanitarie più costose in assoluto. “La medicazione va fatta per mesi, l’ulcera è un problema che tende ad aggravarsi ed è spesso recidivo” spiega il dott. Gianluigi Rossi, referente del Centro di assistenza vulnologica e chirurgo plastico per il Nucleo Operativo Lesioni Cutanee ASL 3 Genovese dell’Ospedale Villa Scassi del capoluogo ligure, “per questo i costi nella gestione del paziente sono difficilmente sostenibili”.

Ma a quanto ammontano le spese per la cura? “Dipende dalla regione di appartenenza” prosegue il dott. Rossi. “Inizialmente le medicazioni avanzate erano care e non rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale. Oggi è previsto un rimborso e funziona anche una buona assistenza domiciliare”.

Nonostante ciò tre quarti dei malati scontano le conseguenze della scarsa attenzione riservata dalla sanità alle ulcere, non potendosi permettere le cure perché troppo care: il costo medio delle terapie è di 300 euro al mese e cresce in relazione alle dimensioni della lesione. Senza contare che nel nostro Paese non esiste una rete organica di strutture sanitarie territoriali e ospedaliere dedicate al trattamento delle ulcere cutanee.“Più del 53% dei pazienti impiega sei mesi prima di trovare una struttura sanitaria che si occupi della patologia. La maggior parte delle ASL non ha strutture sanitarie dedicate alla cura delle lesioni cutanee, nonostante rappresenti un’importante componente della spesa del SSN” aggiunge il dott. Rossi. “Il nostro Centro di assistenza vulnologica è tra le prime strutture dedicate e certificate ISO 9001 della Liguria. Nato dalla collaborazione tra il Nucleo operativo lesioni cutanee e l’U.O. di Chirurgia plastica è operativo da cinque anni. Si occupa principalmente di lesioni difficili, cioè di ulcere che non si chiudono entro sei settimane ma che si complicano. Sono oltre 1000 i nuovi casi trattati ogni anno, con una media di circa 7.100 accessi totali annui fra ambulatorio e day hospital. Quando arriva un paziente la prima cosa che cerchiamo di fare è valutare il perché della lesione, capire l’eziologia. Nel nostro centro il paziente viene preso in carico da un team di specialisti, tra cui il diabetologo, l’internista, il radiologo interventista, il chirurgo vascolare, il chirurgo del piede, l’infermiere specializzato in woundcare, il podologo, il terapista del dolore, il fisioterapista e da ultimo il chirurgo plastico. Questa organizzazione garantisce un’assistenza globale dall’anamnesi alla diagnosi delle complicanze, fino alla guarigione.

Nel gruppo multidisciplinare rientra anche la mia figura professionale, il chirurgo plastico, che interviene qualora la gravità della lesione renda necessario un intervento più invasivo, ma anche quando la ferita deve essere curata con detersioni e medicazioni opportune”.

Il Centro di assistenza vulnologica di Genova è però un’eccezione. In Italia le strutture di eccellenza sono solo una decina, troppo poche per evitare la dispersione dei malati tra le diverse realtà, nella speranza di trovare quella in grado di risolvere il problema. E spesso nell’attesa di un’assistenza adeguata dalle ulcere, nella maggior parte dei casi secondarie al diabete o a patologie che causano l’immobilità e che costringono il paziente a letto, si passa alle conseguenze più gravi. Anche la famiglia sconta al pari dei malati le carenze della rete assistenziale.

“Siamo di fronte a una vera patologia sociale, poiché colpisce per la maggior parte persone anziane che hanno bisogno di assistenza. Le famiglie sono molto coinvolte e nella nostra struttura organizziamo momenti di incontro per insegnare come assistere il malato, cercando di offrire un’assistenza completa. In questi ultimi 3-4 anni nel nostro Paese è aumentata l’attenzione verso questo tipo di malati. Oggi c’è un maggior monitoraggio delle ulcere, soprattutto tra gli anziani. Certo si potrebbe migliorare ulteriormente la situazione” conclude il dott. Rossi, “creando poliambulatori specialistici dislocati sul territorio e portando terapie nuove anche a domicilio”.

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