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Inasprito un parassita (Trichomonas) se infettato da virus

Un piccolo virus a RNA a doppio filamento, chiamato TVV, è in grado di stimolare la produzione e il rilascio di sostanze pro-infiammatorie da parte del suo ospite, il protozoo Trichomonas vaginalis, che in questo modo diventa più aggressivo, esacerbando i sintomi della tricomoniasi, la malattia sessuale più diffusa al mondo.

Anche i microrganismi possono essere infettati da virus, ma non è detto che per essi questa infezione rappresenti qualcosa di negativo. A testimoniarlo è la scoperta che il protozoo Trichomonas vaginalis, responsabile della tricomoniasi, la malattia sessuale più diffusa al mondo, aumenta la propria aggressività e patogenicità proprio quando è infettato a sua volta da un virus.

La scoperta, effettuata da un gruppo di biologi della Harvard Medical School, del Brigham and Women’s Hospital e della SUNY Upstate Medical University è descritta in un articolo su “PLoS One”.

“Questo è uno dei due soli casi conosciuti per i quali è stata determinata la patogenicità di un virus dei protozoi”, ha sottolineato Max Nibert, coautore dello studio. “Quando si trovano insieme, il risultato è un aumento della virulenza del protozoo che parassita l’ospite umano, e quindi un peggioramento della malattia.”

Secondo Nibert, in effetti per Trichomonas vaginalis la simbiosi con il virus rappresenterebbe la norma, dato che ben l’80 per cento dei protozoi esaminati nel corso della ricerca sono risultati portatori del virus. “A differenza della maggior parte dei virus, questo particolare virus normalmente non riesce a passare da una cellula all’altra, ma si diffonde quando le cellule si dividono o si congiungono.

A differenza di altri protozoi patogeni, Trichomonas vaginalis non invade le cellule dell’ospite, ma si limita ad aderirvi per nutrirsi dei lattobacilli circostanti, alterando così la flora batterica locale e agevolando la superinfezione con altri patogeni, spesso senza dare origine a sintomi manifesti.

Le cose cambiano quando il protozoo è invaso da questo virus a RNA a doppio filamento (TVV, T. vaginalis virus), che sembra intervenire in maniera significativa nei processi di segnalazione intracellulare aumentando la produzione di sostanze che stimolano i processi infiammatori, e quindi il rischio nelle donne incinta di un parto anticipato per la prematura “rottura delle acque” che questa malattia comporta.

Il trattamento d’elezione per la patologia si basa su un antibiotico, che però agisce solamente sul protozoo, il quale, morendo, rilascia nell’ambiente le particelle virali e i prodotti di segnalazione cellulare che possono raggiungere le cellule umane. Per questo, ha concluso Raina Fichorova, che ha diretto la ricerca, sono necessari ulteriori studi per comprendere meglio il ciclo vitale del virus e quali sue caratteristiche potrebbero diventare bersaglio di farmaci che offrano un migliore trattamento della tricomoniasi.

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