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Dalla pelle di una rana russa, un potente antibiotico

Nella pelle di un tipo di rana endemica della Russia, scienziati hanno trovato un buon numero di sostanze antibiotiche che potrebbero essere utilizzate nella produzione di nuovi efficaci farmaci frog

Uno dei problemi riguardo agli antibiotici, emerso in questi ultimi anni, è quello dell’abuso e la conseguente resistenza. Una situazione che ha reso meno efficaci, quando non del tutto inutili, questi preziosi farmaci. Da qui la necessità di trovare nuove sostanze che siano al tempo efficaci e prive degli effetti collaterali accertati.
Spesso queste alternative si trovano nei posti più impensati, come quello riportato in un nuovo studio pubblicato sull’ACS Journal of Proteome Research che ha trovato nella pelle di un tipo di rana tipica della Russia un bacino di sostanze antibatteriche sfruttabili.
Lo studio nasce dall’osservazione di un’usanza locale di preservare il latte dall’irrancidimento per mezzo dell’immersione nel liquido di una rana bruna. Poiché con questo metodo si riusciva a conservare il latte, era evidente che in qualche modo questa rana possedesse certe proprietà attive. Lo studio dell’anfibio ha poi permesso di individuare queste sostanze antibiotiche e antimicrobiche nella pelle.

Il dottor Albert T. Lebedev e colleghi del Dipartimento di Chimica Organica dell’Università Statale di Mosca, spiegano questo fenomeno con il processo di secrezione da parte degli anfibi di alcune sostanze antimicrobiche attraverso la pelle. Queste sostanze sono i cosiddetti peptidi.
Si tratta di un processo naturale messo in atto da tutti gli anfibi che vivono in ambienti umidi, come gli stagni, che pullulano di batteri e altri microrganismi potenzialmente patogeni.
Già un precedente studio aveva individuato sulla pelle della rana bruna ben 21 sostanze con proprietà antibiotiche e attive in campo medico. In questo studio, Lebedev e colleghi hanno voluto approfondirne le potenzialità e la quantità.

Per mezzo di una particolare tecnica i ricercatori sono riusciti alla fine a individuare altre 76 sostanze dal potenziale antibatterico e medicinale.
Alcuni test condotti in laboratorio hanno mostrato come tra queste sostanze ve ne fossero di attive contro, per esempio, la salmonella o lo Stafilococco – due dei principali agenti patogeni che ogni hanno mietono numerose vittime in tutto il mondo.
«Questi peptidi potrebbero essere potenzialmente utili per la prevenzione [delle infezioni] sia da batteri patogeni che ceppi resistenti agli antibiotici – spiega nel comunicato dell’American Chemical Society il dottor Lebedev – mentre la loro azione può anche spiegare l’esperienza tradizionale delle popolazioni rurali».

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