Il Manifesto per l’aderenza alla terapia farmacologica sul territorio italiano

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ass_parlNei Paesi occidentali l’aderenza al trattamento farmacologico, tra i pazienti affetti da patologie croniche, arriva soltanto al 50%, causando serie conseguenze cliniche, psicosociali ed economiche

Roma, 30 Gennaio 2013 – Coinvolgere tutti gli attori del settore, dai medici di medicina generale, agli specialisti, agli infermieri, ai farmacisti, ai caregiver, fino allo stesso paziente, nel processo che dovrebbe portare all’impostazione di una relazione terapeutica fatta di dialogo e continuità assistenziale. Con questo obiettivo nasce il Manifesto per l’aderenza alla terapia farmacologica sul territorio italiano, che ha visto il contributo attivo di alcuni protagonisti del sistema sanitario attraverso l’adozione di politiche, modelli e comportamenti virtuosi, presentato oggi in Senato, durante un Convegno promosso dall’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione con il contributo educazionale di Merck Serono.

È fondamentale motivare i pazienti, coinvolgendoli attivamente nel processo terapeutico e nel monitoraggio degli effetti positivi e negativi del trattamento, trasmettendo loro un concetto molto importante: l’aderenza alla terapia. In modo da facilitare al massimo la sostenibilità delle scelte cliniche, l’ottimizzazione delle risorse economiche e favorire i trattamenti innovativi, e questo Manifesto non può essere che un’iniziativa lodevole”. Ha spiegato il Senatore Antonio Tomassini, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato e Presidente dell’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione.

 

È bene ricordare come le conseguenze della scarsa aderenza siano oltre che cliniche e psicosociali, con un impatto negativo  sulla qualità di vita dei pazienti, anche economiche, in quanto generano uno spreco di risorse del SSN. Il paziente non ottiene i benefici attesi in termini di salute, mentre il sistema, spesso, ha già acquistato farmaci che non saranno assunti.

I pazienti maggiormente a rischio sono i bambini in trattamento cronico, dato che oltre il 55% non segue il piano terapeutico prescritto, gli anziani (il 58,8% delle prescrizioni di farmaci viene effettuato per la popolazione over 65 anni) che spesso hanno problemi di politerapia e di deficit cognitivo e gli stranieri, che ancor oggi vivono nel nostro Paese con barriere sociali, culturali e linguistiche tuttora molto forti.

Paziente, Medico curante e Sistema Sanitario sono gli ‘attori’ cui fa riferimento l’aderenza alla terapia farmacologica. Dal punto di vista del paziente le variabili che caratterizzano la patologia per la quale è in trattamento e le caratteristiche del trattamento stesso hanno sicuramente un impatto sull’aderenza alla terapia: capita spesso che la cura possa essere complicata, prolungata nel tempo, presenti effetti collaterali o che, magari, il paziente non abbia informazioni sufficienti o semplicemente abbia paura della propria condizione.

La percentuale di aderenza ai vari regimi terapeutici nei bambini con malattie croniche è simile a quella degli adulti con malattie croniche, in media intorno al 50%, con riduzione progressiva nel tempo. Raggiungere l’obiettivo di una aderenza completa richiede non solo e non tanto la cooperazione del bambino ma la collaborazione attiva, continua, paziente e motivante dei genitori e del pediatra di famiglia, oltre che del pediatra specialista”. Ha detto Stefano Cianfarani, Professore Associato di Pediatria, Università degli Studi di Roma, Tor Vergata.
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È qui che diventa fondamentale il ruolo del medico curante, le cui caratteristiche possono influire positivamente su un processo di comunicazione efficace con il paziente: è, tuttavia, necessario che sia motivato, che ne abbia le capacità e sia in possesso di tutte le informazioni utili per fare rispettare al paziente le corrette indicazioni terapeutiche. Numerosi studi hanno documentato come l’aderenza al trattamento farmacologico migliori nei 5 giorni precedenti e successivi la visita medica, rispetto a quella misurata nei 30 giorni successivi e come si correli con uno stile positivo ed empatico nella relazione medico-paziente.

Partiamo dal presupposto che per una buona aderenza alla terapia sia necessario un vero e proprio patto tra medico e paziente. A maggior ragione ciò deve avvenire in presenza di un soggetto anziano. In questo caso, spesso, ci si trova di fronte a un paziente con più patologie concomitanti, che devono essere trattate secondo specifiche Linee Guida, con la necessità di dover prescrivere più farmaci per ciascuna di esse. E’ ovvio, quindi, che in questo caso si riducono le probabilità che un paziente rispetti uno schema terapeutico così complesso. Inoltre, spesso, un soggetto poli-trattato tende ad assumere i farmaci che ritiene, a suo giudizio, più importanti di altri. Ai fini, quindi, di aumentare l’aderenza alla terapia, nel caso di un paziente anziano il medico deve ridurre, per quanto possibile, il numero delle somministrazioni giornaliere, associando al momento della prescrizione, un intervento educazionale con un accordo medico-paziente che ribadisca l’importanza dell’aderenza”. Ha dichiarato Achille Patrizio Caputi, Professore Ordinario di Farmacologia, Direttore UOSD di Farmacologia Clinica,  Azienda Universitaria Ospedaliera “G. Martino”, Messina.

Il Sistema Sanitario Nazionale influenza di per sé l’aderenza in termini di offerta concreta del farmaco. Per contenere i costi, talvolta, si trova nelle condizioni di dover modificare l’impianto terapeutico, con ripercussioni negative sulla corretta assunzione dei farmaci da parte del paziente.

Un momento assai delicato, poi, è rappresentato dalla prescrizione terapeutica al momento delle dimissioni da un’eventuale ospedalizzazione: una possibile variazione allo schema terapeutico abituale, infatti, genererebbe confusione nel paziente, soprattutto se anziano e in politerapia.

Dal momento che si parla di patologie croniche, il SSN dovrebbe, poi, valorizzare il ruolo del Farmacista ospedaliero, che dovrebbe essere investito della responsabilità di monitorare l’aderenza all’atto della riconsegna dei farmaci, effettuare un maggiore controllo dei costi e gestire una migliore allocazione delle risorse. Farmacisti ospedalieri e infermieri, dunque, dovrebbero essere ‘alleati’ del paziente per aiutarlo a gestire in modo ottimale l’aderenza alla terapia.

Da ultimo, non perché meno importante, dovrebbe essere riconosciuto l’impegno delle aziende farmaceutiche nello sviluppo di nuovi farmaci con minori effetti collaterali, e di monoterapie attraverso associazioni fisse che richiedano minor frequenza di assunzione e siano di facile utilizzo. Uguale importanza ha anche l’offerta di strumenti per la misurazione dei livelli di aderenza (ad esempio dispositivi elettronici) e di strumenti per la somministrazione del trattamento.

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