Papillomavirus: il rischio di contrarlo anche a 20 anni

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Il 50% degli uomini può contrarre l’infezione
La prevenzione del Pappillomavirus (Hpv) interessa le ragazze, soprattutto sotto i 20 anni, ma anche per i coetanei maschi ci sono gli stessi rischi. Se, infatti, “nel mondo, circa il 70% delle donne entra in contatto con il virus Hpv almeno una volta nella vita”, spiega Susanna Esposito, presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (Sitp) e la maggiore prevalenza di infezioni da Hpv si riscontra all’età di 20 anni, proprio in coincidenza con l’inizio dell’attività sessuale, non bisogna sottovalutare l’altra faccia del problema. Da sfatare, infatti, è la convinzione che l’Hpv colpisca soltanto le donne. HPV_smallNel corso della vita il 50% degli uomini, quindi 1 su 2, potrebbe contrarre un’infezione. Il Dna del virus Hpv tipo 16 è, infatti, stato identificato nelle mucose dei genitali e della cavità orale, e sulla cute di soggetti di sesso maschile, tanto che in alcuni Paesi quali Stati Uniti, Canada e Australia è raccomandata anche a loro la vaccinazione contro l’Hpv.

Dalla pelle – Colpa di un virus che si trasmette durante i rapporti sessuali, anche non completi, per contatto diretto fra la cute o le mucose di un soggetto infettato e quelle di un soggetto suscettibile, cioè di una persona che non aveva mai incontrato in precedenza quel particolare tipo di Hpv e quindi è privo dell’armamentario immunologico per fronteggiarlo. L’utilizzo corretto e costante del profilattico previene la maggior parte delle infezioni batteriche e virali, ma l’infezione da Hpv ha un suo aspetto caratteristico, legato al fatto che, se il virus si trova su un tratto di pelle non coperta dal profilattico, la trasmissione può ugualmente avvenire.

Rischio cancro – Ogni anno in Italia si registrano circa 3.500 nuovi casi di persone contagiate da Papillomavirus umano, con un migliaio di donne morte per patologie dovute all’infezione e forme tumorali da Hpv, sempre più spesso segnalate anche nei maschi. È una delle cause del cancro al collo dell’utero, secondo tumore più frequente, nell’Unione Europea, tra le donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni, dopo quello della mammella, ma anche di lesioni a carico della cute, come le verruche e quelle a livello degli epiteli genitali, come i condilomi acuminati, oltre a numerose altre forme di cancro.

Vaccinazione a singhiozzo – Eppure nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandi una vaccinazione anti-HPV precoce, già tra le pre-adolescenti, in un’età compresa tra gli 11 e i 12 anni, quando la risposta immunitaria è migliore e il beneficio è massimo, la copertura vaccinale è ancora molto in ritardo in Italia, con una diffusione a macchia di leopardo nelle diverse aree del Paese. “In Italia – sostiene Esposito – probabilmente la vaccinazione anti-Hpv non è stata percepita in tutta la sua importanza e valutata per il forte impatto positivo che può rivestire solo in presenza di elevate coperture vaccinali. Inoltre, il fatto che vi fosse già un intervento di prevenzione secondaria disponibile (Pap test e conseguente intervento sulla lesione eventualmente rilevata) ha fatto ritenere che la vaccinazione costituisse una sorta di ‘doppione’, in fondo non così necessario”.

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