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Diabete: una diagnosi al minuto in Italia, e una morte ogni 10 minuti

Ogni minuto, nel nostro Paese, viene effettuata una nuova diagnosi di diabete; ogni 3 minuti e mezzo un diabetico ha un attacco cardiaco, ogni 10 minuti un diabetico muore.

E nell’arco di 10 anni la percentuale di malati di diabete in Italia è passata dal 3,7% al 5,5% (dati Istat 2012). E’ quanto si evidenzia nell’edizione 2013 dell’Italian Barometer Diabetes Report, documento redatto annualmente da Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation e presentato oggi a Roma, che si pone l’obiettivo di fornire il più aggiornato ‘stato dell’arte’ della malattia lungo lo Stivale.type_1_diabetes
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la malattia, entro il 2030, rappresenterà in Europa la quarta causa di morte, raggiungendo quindi il triste primato di contribuire alla mortalità della popolazione più di quanto non facciano collettivamente Aids, malaria e tubercolosi, considerate la peste dei nostri tempi. Una malattia con tale prevalenza non può non impattare fortemente anche sulla spesa: in media ogni malato spende 2.600 euro l’anno per la sua salute, più del doppio rispetto ai concittadini senza diabete, incidendo per lo 0,29% sul Pil.
“Ma 2.600 euro sono una stima al ribasso – spiega all’Adnkronos Salute Agostino Consoli, professore di Endocrinologia all’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti, che ha curato il report 2013 – e relativa a un diabetico senza complicanze. Man mano che invece si manifestano questi problemi, la cifra può arrivare a 4-5 mila euro, fino a 10 mila. E’ estremamente importante sottolineare, infatti, che solo il 7% deriva dalla spesa per i farmaci, mentre il 25% è legato ai costi delle complicanze cardiovascolari, renali, oculari e neuropatiche e si calcola che il costo per i pazienti che presentano complicanze sia addirittura quadruplo rispetto ai pazienti non complicati e una fetta ancora più cospicua è relativa alle ospedalizzazioni per diabete, poiché circa il 20% delle persone in ricovero ospedaliero sono affette da questa patologia”. Secondo Consoli, “nel campo del diabete bisogna evitare tagli e una spending review ‘selvaggia’: occorre potenziare la già efficiente rete di assistenza esistente in Italia, razionalizzando anche, ma tenendo conto che se investiamo e spendiamo anche di più nelle cure ambulatoriali e farmacologiche si può generare un risparmio, evitando complicanze e successivi, costosi ricoveri. Quest’anno – aggiunge l’esperto – il tema della Giornata mondiale del diabete è legato alla malattia in età giovanile e la Sardegna ha insieme ai Paesi scandinavi il triste primato di casi di diabete di tipo 1 fra i bambini. Il resto d’Italia è nella media europea, ma il problema è il numero crescente di ragazzi obesi e il fatto che sempre più si registra anche il diabete di tipo 2, dunque la forma adulta, in età pediatrica. Il diabete di tipo 1 è invece pari all’8% di tutti i casi di diabete registrati nel nostro Paese”.

“Alla sfida posta da questa malattia – aggiunge Renato Lauro, presidente di Ibdo Foundation – occorre dare una risposta forte, che veda impegnati non solo i medici e gli operatori sanitari, ma coinvolga in prima linea le Istituzioni, la società e i cittadini, oltre ovviamente alle persone con diabete e alle loro famiglie, per definire le azioni da intraprendere e individuare un preciso modello organizzativo nel quale queste azioni vengano collocate”.
La lista delle cose da fare e delle azioni da intraprendere è lunga. Il report 2013 ne suggerisce alcune: promuovere comportamenti sani e creare un ambiente che consenta l’adozione di un sano stile di vita; migliorare la salute dei neonati, dei bambini, delle madri e delle donne in gravidanza; attuare iniziative di prevenzione in popolazioni vulnerabili e ad alto rischio; implementare interventi di diagnosi e trattamento precoce; utilizzare questionari e carte del rischio sul diabete elaborati a livello nazionale; migliorare la gestione e il controllo del diabete.

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