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Lo schema di movimento dagli animali all’uomo: disegnato per la ricerca del cibo

Nella ricerca di cibo, i cacciatori-raccoglitori si muovono seguendo uno schema osservato in numerose specie animali, costituito da serie di piccoli passi intervallate da tragitti più lunghi.

Lo ha scoperto una ricerca che ha seguito con il GPS alcuni membri della tribù Hadza, in Tanzania. Il risultato suggerisce anche che questo schema di spostamenti abbia caratterizzato la mobilità di ominidi come Homo erectus e che si sia mantenuto fino a oggi nella nostra specie, influendo sull’organizzazione logistica della società

Per procurarsi il cibo, i membri di una tribù africana di cacciatori-raccoglitori si muovono seguendo una serie di spostamenti riconducibili a uno schema ben definito che si osserva anche in molte altre specie animali. Lo ha documentato una ricerca pubblicata sui Nella ricerca di cibo, i cacciatori-raccoglitori si muovono seguendo uno schema osservato in numerose specie animali, costituito da serie di piccoli passi intervallate da tragitti più lunghi. Lo ha scoperto una ricerca che ha seguito con il GPS alcuni membri della tribù Hadza, in Tanzania. Il risultato suggerisce anche che questo schema di spostamenti abbia caratterizzato la mobilità di ominidi come Homo erectus e che si sia mantenuto fino a oggi nella nostra specie, influendo sull’organizzazione logistica della società.

Per procurarsi il cibo, i membri di una tribù africana di cacciatori-raccoglitori si muovono seguendo una serie di spostamenti riconducibili a uno schema ben definito che si osserva anche in molte altre specie animali. Lo ha documentato una ricerca pubblicata sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” firmata da David A. Raichlen dell’Università del’Arizona a Tucson e colleghi. Secondo gli autori, il risultato dimostra che questo schema riflette una strategia di spostamento frutto dell’evoluzione ed è presente anche in alcune forme di organizzazione sociale umana, in particolare nella logistica.

Negli ultimi dieci anni, alcuni scienziati hanno applicato sofisticate tecniche di analisi allo studio di schemi di spostamento di varie specie animali, dagli insetti ai mammiferi, durante la ricerca di cibo. Il risultato più rilevante emerso è che specie molto diverse tra loro mostrano uno schema di spostamento comune, che è stato chiamato cammino di Lévy (in inglese, Lévy flight), dal matematico francese Paul Pierre Lévy che per primo lo ha formalizzato.

Questo schema coincide sostanzialmente con una successione di piccoli passi, ciascuno dei quali definito come lo spazio percorso tra due soste o due cambi di direzione, seguito da un tragitto più lungo. A questo tragitto più lungo segue un’altra serie di piccoli passi e poi un altro tragitto più lungo, e così via.

Se si astrae dalla situazione reale e si studiano le caratteristiche geometriche della traiettoria si può evidenziare che questo tipo di spostamenti ha due caratteristiche fondamentali: la casualità e l’invarianza di scala. Ciò significa innanzitutto che per la ricerca di cibo, gli insetti come anche gli animali più evoluti, quando non sanno dove si trova procedono a caso, muovendosi lungo direzioni che hanno tutte la stessa probabilità di essere seguite, ovvero sono tutte equiprobabili tra loro. Inoltre, la struttura del cammino di Lévy appare la stessa a qualunque scala dimensionale, come avviene per esempio nel caso dei frattali.

Per avere un’idea di come si presenta un cammino di Lévy si può pensare per esempio a un’ape: prima si ferma su un certo fiore, scelto casualmente compiendo una serie di brevi voli, poi fa un tragitto più lungo verso un altro fiore, ripetendo una sequenza di piccoli voli e così via. Infine, può volare via e dedicarsi a un’altra pianta.

L’osservazione del cammino di Lévy in diverse specie animali con differenti gradi di complessità cerebrale e quindi anche di capacità cognitive ha portato a ipotizzare che questo schema si sia conservato durante l’evoluzione e che quindi debba conferire un vantaggio in termini di sopravvivenza.

Alcune ricerche in ambito teorico hanno dimostrato che è vantaggioso per la ricerca di risorse che sono accumulate in modo non uniforme nello spazio, soprattutto quando una visita non esaurisce le risorse e l’animale può anche ritornare sui suoi passi.

Ma che cosa si può dire degli spostamenti compiuti dalla nostra specie? Rispondere è molto difficile, tenuto conto dell’incredibile trasformazione del comportamento dell’essere umano dagli albori della sua comparsa.

Alcuni tentativi di chiarire questo quadro complesso sono stati effettuati analizzando, per esempio, gli spostamenti di persone in un ambiente diverso rispetto a un ecosistema naturale, come può essere quello di una città, evidenziando qualcosa di simile al cammino di Lévy. Nei contesti urbani, tuttavia, o comunque tipici delle società evolute, questo schema non permette di trarre conclusioni su come un essere umano si comporterebbe in un ambiente naturale. Questo può essere fatto solo studiando popolazioni che vivono ancora in un contesto naturale e in società di cacciatori-raccoglitori.

Uno studio recente in Botswana e Namibia sulla tribù di cacciatori-raccoglitori Ju/’hoansi aveva fornito indicazioni di un possibile cammino di Lévy . Per verificare in modo rigoroso questa ipotesi, Raichlen e colleghi hanno reclutato una quarantina di soggetti appartenenti a un’altra tribù di cacciatori-raccoglitori, gli Hadza, che vivono nel nord della Tanzania, dotando ciascuno di loro di un navigatore GPS.
L’analisi dei dati ha mostrato che nella raccolta e nel trasporto del cibo gli Hadza seguono schemi di spostamento riconducibili al cammino di Lévy, e quindi simili a quelli osservati in molte altre specie animali, confermando la notevole utilità dello schema: in caso contrario, infatti, la nostra specie, dotata di risorse cognitive assai più grandi rispetto ad altre specie, l’avrebbe modificato nel corso del tempo.

Poiché gli antenati dell’uomo erano cacciatori-raccoglitori già due milioni di anni fa, il risultato suggerisce inoltre che la ricerca di cibo secondo il cammino di Lévy fosse una caratteristica della mobilità di ominidi come Homo erectus. Questo spiegherebbe anche perché nei siti archeologici i fossili di materiali usati dai nostri antenati sono distribuiti secondo uno schema molto simile al cammino di Lévy.

Gli autori ipotizzano che il cammino di Lévy abbia caratterizzato tutti gli schemi di mobilità dell’essere umano fino a nostri giorni. Questi schemi potrebbero aver influito sul modo in cui abbiamo organizzato la distribuzione delle prime costruzioni e dei primi insediamenti. Inoltre, questi stessi schemi potrebbero essersi riverberati addirittura nell’attuale organizzazione logistica delle attività umane, come la distribuzione geografica di luoghi di lavoro, di rifornimento alimentare, di socialità e così via.

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