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Cancro al seno: aspirina e ibuprofene abbassano casi recidive

Ibuprofene e Aspirina sembrano svolgere un ruolo chiave nella diminuzione delle recidive sulle pazienti affette da cancro al seno. Lo studio che svela l’ennesimo sconosciuto ruolo di alcuni farmaci

Un farmaco come l’Aspirina pare sia utile anche in caso di cancro al seno.

E’ stata la rivista Cancer Research ha riportare i risultati – alquanto promettenti – sull’uso dell’Aspirina nelle donne affette da carcinoma mammario.
Il farmaco, quando utilizzato da pazienti sovrappeso e in postmenopausa riduce significativamente il tasso di recidiva di cancro al seno. Stessa cosa dicasi per l’ibuprofene.aspirin

A suggerirlo sono stati alcuni ricercatori del Cancer Therapy & Research Center (CTRC) presso l’Università del Texas Health Science Center a San Antonio, insieme all’Università del Texas a Austin che hanno esaminato il siero del sangue di pazienti affette da carcinoma mammario.

Per arrivare a determinate conclusioni, il team guidato dal dottor Andrew Brenner ha posto il siero in una coltura di cellule di grasso prodotte da estrogeni, dopo di che il siero è stato posto sulle cellule del cancro al seno.
Il siero delle pazienti in sovrappeso ha permesso alle cellule tumorali di crescere in maniera molto più aggressiva rispetto alle pazienti con peso inferiore.

«Sembra che il meccanismo sia da rintracciare nelle prostaglandine, che hanno un ruolo nell’infiammazione, di cui vi è una quantità maggiore nel siero del paziente obeso», spiega il dottor Brenner.
In base ai dati rilevati i ricercatori hanno scelto di condurre anche uno studio retrospettivo sui pazienti del CTRC e Start Center for Cancer Care, dividendo il gruppo di persone che assumeva gli inibitori della COX-2 come ibuprofene e Aspirina dagli altri che non assumevano nulla di simile.
«Le pazienti che assumevano inibitori di COX-2 tendevano ad avere un tasso di recidiva inferiore», sottolinea Brenner.
Questo genere di antinfiammatori riduceva dunque il rischio di recidiva del cancro al seno ER Positivo – che contiene, cioè, recettori che si legano agli estrogeni, di almeno il cinquanta per cento nei due anni successivi.

«Le donne in sovrappeso o obese con diagnosi di cancro al seno si trovano ad affrontare una prognosi peggiore rispetto alle donne di peso normale», spiega il la dottoressa Linda deGraffenried dell’Università del Texas a Austin, assistente professore aggiunto presso il Dipartimento di Biologia Cellulare e Strutturale dell’Health Science Center. Lei, il dottor Brenner e l’oncologo Murali Beeram che stanno lavorando in team sui dati ottenuti da questo studio, avvisano che tali risultati sono preliminari.
«Crediamo che le donne obese si trovano ad affrontare una malattia diversa. Ci sono cambiamenti a livello molecolare. Vogliamo ridurre gli effetti della malattia promossi dall’obesità. Vorremmo identificare quali sono le donne che hanno maggiore probabilità di trarre beneficio da interventi come l’aggiunta di FANS a regimi di trattamento», conclude deGraffenried.

Per tale motivo, e sulla base dei risultati ottenuti, il CTRC ha deciso di avviare un progetto pilota per comprendere il ruolo degli antinfiammatori, confidando in un finanziamento che possa permettere loro di condurre uno studio più ampio.

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