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Diabete: pool di esperti aggiorna parametri nuovo protocollo di terapia

Farmaci di ultima generazione e tempismo: sono queste le armi che cardiologi e diabetologi mettono in campo per contrastare le complicazioni cardiache nei pazienti diabetici.

Un binomio frequente e pericoloso: circa il 60% dei pazienti affetti da diabete mellito sviluppa patologie cardiovascolari e il 30% dei pazienti che presentano una sindrome coronarica acuta e’ affetto anche da diabete.   Il diabete infatti causa una disfunzione piastrinica che aumenta il rischio trombotico, cioe’ il rischio che si formino dei grumi di sangue.

Coaguli che pero’ si possono prevenire con un’appropriata terapia farmacologica antiaggregante, in particolare con ultimi ritrovati come prasugrel o ticagrelor, che in studi recenti si sono dimostrati piu’ efficaci di quelli di prima generazione nel ridurre il rischio trombotico nei pazienti diabetici con sindrome coronarica acuta. Se una coronaria risulta ostruita, occorre intervenire precocemente. Se preferire la cardiochirurgia e quindi il bypass o l’approccio percutaneo dell’angioplastica va valutato da un team interdisciplinare (il cosiddetto Heart Team), non solo in base alla severita’ del problema cardiaco, ma anche allo stato clinico del paziente e al rischio chirurgico.

Lo afferma uno studio pubblicato sul numero di giugno del Giornale Italiano di Cardiologia. Si tratta del primo protocollo multidisciplinare a carattere operativo che spiega come gestire il paziente diabetico colpito da sindrome coronarica acuta. Tre gli specialisti del Papa Giovanni coinvolti: la cardiologa Roberta Rossini, ideatrice e coordinatrice del lavoro, il cardiologo interventista Giuseppe Musumeci, responsabile della sezione lombarda della Societa’ Italiana di Cardiologia Invasiva (GISE), e Roberto Trevisan, direttore dell’Unita’ di Malattie endocrine e diabetologia dell’azienda ospedaliera bergamasca. Alla pubblicazione seguira’ nei prossimi mesi l’attivazione di un Registro Osservazionale in Lombardia, che servira’ a capire quanto e come i medici lombardi riusciranno ad applicare concretamente le linee guida e quali miglioramenti sara’ possibile raggiungere nel trattamento dei pazienti.

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