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Sclerosi multipla: il gene che controlla la velocità di trasmissione nervosa

Dietro alla patologia e il suo aggravarsi pare ci sia un gene che controlla la velocità di conduzione motoria. L’evidenza è stata dimostrata sia in modelli animali che nei pazienti affetti da SM

Scienziati trovano che un gene controlla la conduzione neurale e che questa è associata alla sclerosi multipla.
Un nuovo studio pubblicato sull’American Journal of Pathology mostra che vi è un gene che controlla la velocità di conduzione elettrica tra i nervi dietro al possibile sviluppo e aggravamento della sclerosi multipla.
Secondo quanto emerso dallo studio, anche piccole riduzioni nella velocità di conduzione nervosa possono aggravare la malattia, sia nei modelli animali che nei pazienti con sclerosi multipla (SM).

Il dott. M. Saleh Ibrahim e colleghi del Dipartimento di Dermatologia, Venereologia e Allergologia dell’Università di Lubecca (Germania), fanno notare che vi è un ottimo strumento per studiare la fisiopatologia di una malattia complessa, e che questo è l’identificazione dei comandi genetici sottostanti. La ricerca ha trovato che più geni sono implicati come fattori che contribuiscono al rischio di sviluppare la sclerosi multipla.

A differenza di altri studi che si sono concentrati sui regolatori genetici dell’infiammazione, l’autoimmunità, la demielinizzazione e la neurodegenerazione nella SM, questo studio si è focalizzato sulla velocità di conduzione nervosa. Gli investigatori hanno scoperto che polimorfismi nel gene dell’inositolo polifosfato-4-fosfatasi, tipo II (Inpp4b), influenzano la velocità di conduzione del nervo sia nei topi con EAE (Experimental Autoimmune Encephalomyelitis) che gli esseri umani con SM.

«La perdita di valore della conduzione nervosa è una caratteristica comune alle malattie neurodegenerative e neuroinfiammatorie come la sclerosi multipla – spiega il dott. Ibrahim – La misurazione dei potenziali evocati (sia visivi, motori o sensoriali) è ampiamente usata per la diagnosi e recentemente anche come marcatore prognostico per la SM».

I ricercatori, utilizzando diversi approcci genomici, hanno focalizzato la loro ricerca alla regione genetica che controlla l’enzima inositolo-polifosfato-4-fosfatasi II (INPP4B), il cui prodotto aiuta a regolare il percorso di segnalazione del fosfatidil inositolo. Gli enzimi di questa famiglia sono coinvolti in funzioni cellulari come la crescita cellulare, la proliferazione, la differenziazione, la motilità, la sopravvivenza e la comunicazione intracellulare.
L’analisi ha dato il via a una serie di esperimenti in cui ricercatori hanno esaminato il locus genetico EAE31, che in precedenza era stato trovato controllare la latenza dei potenziali motori evocati e la manifestazione clinica della EAE nei ratti.

Prima, i ricercatori hanno analizzato questa regione in otto diversi ceppi di topi, scoprendo che si potevano dividere i ceppi in due gruppi sulla base delle differenze di sequenze di aminoacidi.
«Questi dati suggeriscono che il polimorfismo strutturale Inpp4b è associato con la velocità di conduzione neuronale», ha commentato il dottor Ibrahim.
La conferma che la conduzione nervosa è coinvolta è arrivata da un altro esperimento in cui gli scienziati hanno confrontato la velocità di conduzione motoria nei topi geneticamente modificati con un gene mutante Inpp4b con quella di topi di controllo. La conduzione nervosa in questo gruppo è stata più lenta rispetto al gruppo di controllo.

Dopo questa prima fase, gli scienziati sono passati ai polimorfismi INPP4B in pazienti umani con SM. Per far ciò hanno studiato due studi di coorte: uno dalla Spagna (349 casi e 362 controlli) e un secondo dalla Germania (562 casi e 3.314 controlli). L’associazione tra i polimorfismi INPP4B e la suscettibilità alla SM è stata statisticamente significativa quando i due studi sono stati raggruppati. Tuttavia, anche se quello spagnolo ha mostrato una forte associazione tra INPP4B e SM, questa associazione era più debole nello studio di coorte tedesco.

«Questo studio rappresenta un interessante esempio di come i cambiamenti minori nella velocità di conduzione, che non danno luogo a un fenotipo clinico in popolazioni di controllo, può aggravare la malattia in condizioni come EAE o MS», ha commentato il dott. Hans Lassmann, del Centro di Ricerca sul Cervello della Facoltà di Medicina dell’Università di Vienna.
In altre parole, un’alterata conduzione nervosa può avere un impatto maggiore su coloro con SM rispetto ai soggetti sani.Considerando poi che lo studio ha riportato nessuna grave perdita di mielina nei modelli animali che trasportano l’allele mutante, secondo il dottor Lassmann non è ancora chiaro quali siano i meccanismi neurobiologici alla base della conduzione alterata INPP4B-associata. Un’ipotesi è che INPP4B può essere coinvolto nella segnalazione negli ioni di calcio all’interno delle sinapsi, che affligge il rilascio del neurotrasmettitore.

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