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Glucosio e fruttosio: quale dei due appaga prima il senso di sazietà

Studio della University of Southern California su 24 volontari sani tra i 16 e i 25 anni. Differenza di risposta dopo il consumo dei due tipi di zucchero

Non tutti gli zuccheri sono uguali. E non tutti ci saziano allo stesso modo. Se il glucosio che si libera dai carboidrati complessi – nostra principale fonte di energia – ci fa sentire sazi più a lungo, ben diverso è l’effetto innescato dal fruttosio. È questa la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori della University of Southern California. I risultati dello studio sono stati presentati nel corso dell’ultimo congresso dell’American College of Neuropsychopharmacology , svoltosi a Phoenix. il-fruttosio

Dalla ricerca, condotta prima sui topi e poi su 24 volontari sani di età compresa tra 16 e 25 anni, è emersa una marcata differenza nella risposta successiva al consumo dei due tipi di zuccheri. Mentre il fruttosio aumenta la risposta dei circuiti di ricompensa del cervello agli stimoli alimentari, aumentando il desiderio di consumare più cibo, il glucosio produce invece livelli più elevati di ormoni della sazietà (leptina e colecistochinina).

Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, i ricercatori americani hanno esaminato le risposte cerebrali e la motivazione a mangiare dopo aver sottoposto i volontari dello studio alla visione di immagini di una torta al cioccolato, dopo aver bevuto una bevanda contenente glucosio o fruttosio. S’è così visto che l’attivazione del nucleus accumbens, una parte del “circuito di ricompensa” cerebrale, era maggiore dopo il consumo della bevanda contenente fruttosio rispetto a quella registrata dopo aver consumato una bevanda contenente glucosio.

Conclusioni? Difficile trarne in maniera categorica, dal momento che i nutrizionisti italiani preferiscono sempre parlare di qualità complessiva della dieta e non di un singolo nutriente. Ciò su cui vale la pena di ragionare, però, è l’impossibilità di stimare i livelli di assunzione del fruttosio. Lo zucchero, oltre che nella frutta, risulta spesso presente nelle bevande, senza indicazioni specifiche in etichetta. È questa seconda applicazione, diffusasi nell’ambito dell’industria alimentare negli ultimi decenni, ad aver incrementato l’assunzione del fruttosio, differente dal glucosio soltanto nella forma. Risale a poco più di due anni fa uno studio pubblicato su The Journal of Nutrition che dimostrava come lo sciroppo di glucosio-fruttosio predisponesse al diabete, a problemi cardiovascolari e all’obesità. Alcuni nutrizionisti raccomandano di non superare un consumo pari a 25 grammi al giorno, ma com’è possibile determinare questa soglia?

Lo sciroppo a base di fruttosio compare infatti nei prodotti da prima colazione, nei succhi di frutta, negli snack dolci e salati. Quasi mai, però, il suo contenuto in grammi risulta chiaramente indicato sulle confezioni. Così un gruppo di ricercatori statunitensi ha deciso di determinare sperimentalmente la dose della molecola in dieci delle 23 bevande dolci e succhi di frutta più venduti negli Stati Uniti. Misurando una maggiore concentrazione di fruttosio rispetto al glucosio, i nutrizionisti hanno notato che tutte le bevande testate avevano un profilo di zuccheri diverso da quello atteso. «Il fruttosio è ben più utilizzato di quanto si pensi e i suoi effetti sono a questo punto da valutare con attenzione», il commento esposto nello studio pubblicato su Nutrition .

In attesa di fare chiarezza, meglio mangiare la frutta a pezzi piuttosto che ripiegare sui succhi.

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