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Demenza frontotemporale: la mutazione dietro questa neurodegenerazione

C’è un difetto nelle vie di segnalazione intracellulare che portano alla differenziazione delle cellule staminali in neuroni corticali maturi all’origine della patologia responsabile di metà delle demenze che insorgono prima dei 60 anni. La scoperta apre le porta allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici.

Una mutazione nelle cellule staminali che danno origine ai neuroni predispone chi ne è portatore a sviluppare la demenza frontotemporale. A scoprirlo – e a scoprire che queste cellule staminali possono tornare, almeno parzialmente, alla normalità una volta corretto il problema – è stato un gruppo di ricercatori della KU Leuven che firmano un articolo su “Stem Cell Reports”.

La demenza frontotemporale – che rappresenta circa metà dei casi di demenza che si manifestano prima dei 60 anni – è il risultato di un danno ai neuroni in alcune parti del cervello, i lobi frontali e temporali, che porta chi ne è colpito a sviluppare progressivamente svariati sintomi comportamentali, di linguaggio ed emotivi.

Pur essendo noto che la malattia è associata a mutazioni nel gene per la progranulina (GRN), i progressi erano stati frenati dal fatto che nel modello animale, il topo, le mutazioni di GRN non riproducono tutte le caratteristiche del disturbo umano.

Philip Van Damme, Catherine M. Verfaillie e colleghi hanno usato una tecnica per ottenere cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) a partire da fibroblasti prelevati da pazienti portatori di mutazioni al gene GRN e hanno poi indotto queste iPSC a differenziarsi in neuroni.

Osservando il processo di differenziazione cellulare, i ricercatori hanno visto che in queste cellule era difettosa una via di segnalazione intracellulare, nota come Wnt, che ha un ruolo importante nello sviluppo neuronale. In particolare questa via di segnalazione è apparsa alterata nelle cellule destinate a differenziarsi in neuroni corticali, che non riuscivano a raggiungere la completa maturità.

Tuttavia, intervenendo con una correzione genica nelle iPSC o attraverso la somministrazione di sostanze in grado di inibire la via di segnalazione Wnt, Van Damme e colleghi sono riusciti a ripristinare la capacità di quelle staminali indotte a trasformarsi in neuroni corticali maturi.

“I nostri risultati suggeriscono che gli eventi di segnalazione necessari allo sviluppo neurologico possono avere un ruolo importanti nella successiva neurodegenerazione”, spiega Van Damme. “Prendendo come bersaglio questi percorsi di segnalazione, come la via Wnt studiata in questa ricerca, si potranno forse definire nuovi approcci terapeutici alla demenza frontotemporale.”

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