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Highcare Projects, in un libro 11 anni di ricerca in alta quota

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Tre spedizioni in alta quota sul Monte Bianco, Himalaya e Ande e undici anni di studi sul mal di montagna: Gianfranco Parati raccoglie in un libro, pubblicato con il contributo dell’Università di Milano-Bicocca, le ricerche dei progetti HIGHCARE (HIGH altitude CArdiovascular REsearch), che hanno portato all’elaborazione di un vero e proprio modello sperimentale per studiare gli effetti dell’ipossia ipobarica nell’organismo.

Milano – 21 gennaio 2015 –  Undici anni di studi scientifici in alta quota per comprendere meglio gli effetti sull’organismo di una ridotta disponibilità di ossigeno sono raccolti nel volume Highcare Projects: 11 Years of High Altitude Research / 11 anni di ricerca in alta quota (OGM – Scientific Publishing, Services & Communication @prima edizione dicembre 2014), pubblicato anche con il contributo dell’Università di Milano-Bicocca.

 

Il libro è scritto da Gianfranco Parati, professore ordinario di Medicina Cardiovascolare all’Università di Milano-Bicocca e coordinatore dei progetti HIGHCARE (HIGH altitude CArdiovascular REsearch), assieme ad Andrea Giuliano, Grzegorz Bilo e Camilla Torlasco, membri dei team dell’Ateneo milanese e dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano, che hanno seguito le ricerche condotte dal 2003 ad oggi sul Monte Bianco, sull’Himalaya e sulle cime andine.


Il campo di indagine di Parati e del suo gruppo di ricercatori riguarda l’ipossia ipobarica, comunemente nota come mal di montagna: la riduzione della disponibilità di ossigeno che si verifica di fronte a una esposizione prolungata in alta quota che provoca effetti su una serie di funzioni biologiche, in particolare sull’apparato cardiovascolare.

 

Il volume, corredato di suggestive foto scattate durante le spedizioni, evidenzia i risultati innovativi di queste ricerche che hanno portato all’elaborazione di un vero e proprio modello sperimentale per studiare gli effetti dell’ipossia ipobarica nell’organismo. Le indicazioni tratte dai test effettuati durante le spedizioni sui soggetti sani sottoposti agli effetti dell’esposizione acuta e prolungata all’alta quota possono infatti essere traslate in un ambito clinico ed essere valide anche nel caso di un grande numero di pazienti residenti a livello del mare ma affetti da varie patologie come insufficienza cardiaca, apnee del sonno o insufficienza respiratoria (queste ultime particolarmente frequenti in soggetti affetti da obesità grave). A questo proposito, un sostegno a questa teoria viene dalla similitudine tra le conseguenze dell’esposizione acuta all’ipossia ipobarica dell’alta quota in volontari sani e le manifestazioni cliniche dell’obesità, in particolare dell’obesità viscerale.

Nel contrastare gli effetti cardiovascolari e sistemici dell’ipossia ipobarica, sia per il male cronico di montagna che per le patologie croniche a livello del mare, gli studi riassunti in questo volume hanno anche valutato l’efficacia di tutta una serie di interventi terapeutici, farmacologici e non farmacologici.

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