Cancro alla prostata: sciroppo p…

[caption id="attachment_6…

Carcinoma sieroso dell'utero: in…

Identificati nuovi geni m…

Degenerazione maculare senile: s…

I ricercatori dell'Univer…

Le modifiche al Dl Rilancio econ…

AssoGenerici plaude all’a…

La strategia dei globuli bianchi…

Lo studio è giudicato imp…

Epilessia: scoperto il regolator…

Scoperto un singole gene …

Trapianto di reni: migliori gli …

Rispetto a lunghe e frequ…

La vista nasce settecento milion…

Un punto fermo nella rico…

Alzheimer: entro il 2015 arriver…

La scadenza entro il 2015…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Imaging cerebrale per predire il futuro ‘clinico’ dell’individuo

L’imaging cerebrale potrebbe aiutarci a prevedere il futuro delle persone.


Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di una revisione di studi sull’argomento condotta da un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge e pubblicata sulla rivista Neuron.  Gli studiosi hanno suggerito che, stando a una serie di studi recenti, l’imaging cerebrale può aiutare a prevedere l’apprendimento futuro di un individuo, la sua tendenza a delinquere, i comportamenti relativi alla salute, la risposta ai farmaci o ai trattamenti comportamentali. In definitiva questa tecnologia puo’ offrire l’opportunita’ di personalizzare sia pratiche educative che cliniche. Il potere predittivo dell’imaging cerebrale, secondo i ricercatori, potrebbe far luce su una varieta’ di comportamenti futuri, comprese le prestazioni scolastiche, la tendenza ad abusare di alcol e droga, ecc.

“Se possiamo usare il neuroimaging per identificare i soggetti ad alto rischio, potremmo essere in grado di aiutare le persone e di evitare di fallire in futuro”, ha detto John Gabrieli, scienziato che ha coordinato lo studio.
Tuttavia, i ricercatori sono ben consapevoli delle eventuali implicazioni etiche e sociali generate da studi che tentano di prevedere il comportamento degli individui.

“Dovremo fare in modo che la conoscenza del comportamento futuro sia utilizzata per personalizzare le pratiche educative e mediche, e non per limitare il sostegno alle persone ad alto rischio di fallimento”, ha detto Gabrieli. “Per esempio, invece di limitarsi a identificare gli individui che hanno piu’ o meno probabilita’ di avere successo in un programma di educazione, queste informazioni potrebbero essere utilizzate per promuovere l’educazione differenziata per chi ha meno probabilita’ di successo con il programma di formazione standard”, ha concluso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: