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Trapianto di organi da neonato: a Londra il primo caso, fegato e reni

Fegato e reni sono stati prelevati da una bambina nata morta. L’intervento presso l’Hammersmith Hospital. Anche il ricevente era un paziente in tenera età.

Una notizia destinata, almeno nel Regno Unito, ad entrare nella storia. Per la prima volta infatti si è concluso con successo un intervento di trapianto d’organo avente come donatore un neonato. Una situazione assai rara che non rappresenta però una novità. Nel resto d’Europa, in particolare grazie ai pionieri di Francia e Belgio, questa possibilità è già realtà. Una notizia, commenta il professor Jean De Ville De Goyet, direttore del Dipartimento Chirurgico del Bambino Gesù di Roma, che non deve distogliere l’attenzione dall’emergenza donazioni. «Oggi -spiega l’esperto- i trapianti da neonati rappresentano una realtà marginale e non sempre di successo. Ciò che si deve incentivare è la donazione adulta».

Il caso inglese

A dare notizia del primo trapianto su suolo inglese è stata la rivista Archives of Disease in Childhood appartenente al gruppo del British Medical Journal. Avvenuto presso l’Hammersmith Hospital di Londra, la vicenda ha come protagonista una piccola donatrice nata purtroppo senza vita. Alla base del decesso una carenza di ossigeno, iniziata alcune settimane prima del parto, che ha compromesso irreversibilmente l’attività cerebrale. Una triste vicenda che, come sempre accade per i trapianti, ha consentito di aprire le porte alla vita ad un altro bambino. Di comune accordo con i genitori della piccola è stata presa la decisione del prelievo degli organi e in particolare, ad essere trapiantanti, sono stati reni e fegato.

Le difficoltà che limitano l’utilizzo degli organi
Pur essendo avvenuto con successo, l’utilizzo di organi provenienti da neonati lascia gli scienziati ancora dubbiosi. In altri stati ciò avviene già da diversi anni ma le difficoltà sono molte. Come spiega De Ville De Goyet: «I problemi che limitano l’utilizzo sono essenzialmente tre: i neonati rappresentano una fonte marginale in quanto gli organi sono ancora molto piccoli. Il successo di un trapianto è dipendente anche dalla massa dell’organo trapiantato. Più sono piccoli e più è difficile. Non solo, sotto i tre mesi vi sono evidenti problemi a livello vascolare. Le suture dei vasi che vengono effettuate sono di dimensioni molto piccole e il rischio di trombosi, che compromette l’organo, è elevato. Infine, non meno importante, c’è il problema della maturazione: alcuni organi, come fegato e intestino, alla nascita non hanno ancora completato la maturazione».

Ecco perché nonostante il miglioramento nelle tecniche di trapianto l’utilizzo di organi da neonati non decolla.

Incentivare la donazione
Pur rappresentando una fonte possibile -seppur limitata-, la notizia del caso inglese non deve però far dimenticare che i migliori donatori rimangono gli individui adulti e che è su di loro che si devono concentrare gli sforzi. Nonostante si siano fatti passi da gigante, secondo le ultime stime ancora oltre il 30% delle persone non è disposta a scegliere la donazione. «Un donatore adulto spesso è in grado di salvare dalle 5 alle 7 vite. Se si riuscissero a convincere anche i contrari, ogni anno potremmo avere oltre mille trapianti in più di quelli che vengono effettuati.Un numero assolutamente non paragonabile a quello derivante dagli organi dei neonati. In questo caso, anche se venissero incentivate le donazioni, il numero di casi non supererebbe le 10 unità» conclude l’esperto.

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