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Farmaci omeopatici: nuove direttive UE costringono l’AIFA ad autorizzare oltre 30.000 farmaci

MILANO - L’Agenzia italiana del far­maco, l’Aifa, avrà un bel da fa­re: si è messa in moto per af­frontare un problema che Bru­xelles ci chiede di risolvere. L’Unione europea preme per una uniformità nelle regole per la messa in commercio dei prodotti omeopatici («pro­dotti » per chi nega loro capa­cità terapeutiche, «medicina­li » per chi crede nei principi enunciati da Samuel Hahnem­man).

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Indubbiamente il lavo­ro che l’ente si trova di fronte oggi è mastodontico: dovran­no essere passati al vaglio più di trentamila prodotti. D’altra parte un’armonizza­zione sembra necessaria: oggi in Europa, Paese che vai solu­zione che trovi, con una gran­de disomogeneità di pratiche regolatorie che trova spazio nelle maglie delle complesse leggi quadro europee, le cosid­dette direttive. Succede così che nel giu­gno di quest’anno nel Regno Unito la Mhra ( Medicines and healthcare products regula­tory agency ) l’equivalente del­la nostra Aifa, abbia licenziato come farmaco, per la prima volta nella sua storia, un me­dicinale omeopatico a base di Arnica, le cui indicazioni so­no traumi e contusioni. Non più prodotto per cui basta la procedura di registrazione semplificata, ma un «vero» farmaco che impone la pre­sentazione di un dossier com­pleto, fino alle prove di effica­cia sul paziente. Accade anche che certi pre­parati omeopatici, come l’ Oscillococcum , molto utiliz­zato per le malattie da raffred­damento, siano in commer­cio «arricchiti» di indicazioni terapeutiche in certi paesi eu­ropei come la Germania e la Francia, grandi consumatori di boccette dinamizzate, e che le stesse indicazioni siano ne­gate in altri, come la Spagna e l’Italia, appunto.

ASSENZA DI RISCHI - Ma torniamo al lavoro del­l’Aifa. Quello che l’Europa ci chiede, o meglio impone, non è la dimostrazione di un’effi­cacia terapeutica di questi pro­dotti che per definizione han­no un grado di diluizione tale da garantirne un effetto far­macologico nullo, ma che ven­ga esibita una documentazio­ne capace di attestarne l’as­senza di rischi per i consuma­tori. Ovvero che il «prodotto» sia stato preparato da materia­li di partenza sicuri e con me­todi di cui siano noti le moda­lità e i criteri di standardizza­zione, come viene fabbricato, in sostanza. È la procedura di «registrazione semplificata» che ne certifica la qualità per la messa in commercio. Ma è giusto che di questo lavoro di tutela del consumatore si sia fatta carico l’Emea, l’ente che regola i farmaci a livello euro­peo, e che di conseguenza se ne debbano occupare le Agen­zie nazionali? Per chi crede che l’omeopa­tia sia frutto dell’illusioni­smo, un impegno del genere è tempo buttato via rispetto a più «aulici» compiti; per chi ritiene che si tratti di una me­dicina con strumenti curativi diversi da quella allopatica, ma altrettanto efficaci, è un tentativo maldestro di metter­la sotto tutela. Il noto farmaco­logo Silvio Garattini, mette sotto accusa l’Europa per que­sta iniziativa, il medico omeo­pata Elio Rossi sottolinea, in­vece, che il medicinale omeo­patico non è «acqua fresca».

Corriere.it

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