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La prima stirpe di primati transgenici

Le scimmie transgeniche

Le scimmie transgeniche

WASHINGTON – Dopo cinque anni di lavoro, un’equipe di scienziati giapponesi è riuscita a creare la prima stirpe di primati transgenici con un gene alieno perfettamente integrato nel genoma. Il gene è soltanto un marcatore per dimostrare che l’esperimento funziona e che la prole nata da questi primati modificati geneticamente lo possiede. Il gene in questione fa si che determinate parti dell’organismo diventino verde fluorescente quando illuminate con la luce ultravioletta. E il successo apre «una nuova era nell’utilizzazione dei primati come modelli di malattie umane», scrive la rivista «Nature» presentando la ricerca.

Finora erano stati creati topi fluorescenti, ma mai scimmie. I ricercatori guidati dalla direttrice dell’Istituto di ricerca Animale di Kawasaki, Erika Sasaki, sono riusciti a dar vita a cinque esemplari di bertucce pigmee, la specie di scimmie più piccola al mondo, che saranno usate come modelli per test clinici sul Parkinson, la sclerosi laterale miotrofica e la sindrime di Huntington. La scoperta promette di rivoluzionare il settore, perchè gli scienziati sono riusciti a fare in modo non solo che le cinque scimmie presentino nel sistema riproduttivo la proteina, ma anche che le bertucce siano capaci di avere una discendenza con la stessa proteina.

Per arrivare al traguardo, gli scienziati hanno iniettato la proteina fluorescente attraverso vettori virali in 91 embrioni di bertucce, da cui sono nati cinque bebè, tra cui i gemelli Kei e Kou (Keikou, in giapponese, vuol dire fluorescente); dopodichè, hanno raccolta il seme di una di queste creature e lo hanno sottoposto al processo tradizionale di fecondazione in vitro, dal quale sono nati altri due esemplari portatori della proteina.


Il lavoro solleva una serie di questione etiche, prima tra tutte quella di aver creato primati con una malattia, ma la Sasaki si difende dicendo che bisogna fare una valutazione «costi benefici».

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