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MENO RISCHI CON “NUOVA” RISONANZA MAGNETICA

Magnetic resonance Imaging

Magnetic resonance Imaging

Londra, 27 mag. – Due nuove tecniche che usano due diversi approcci per osservare i cambiamenti a livello molecolare dentro il corpo potrebbero portare a risonanze magnetiche piu’ veloci, piu’ dettagliate e piu’ precise nell’individuare i problemi di salute. A sostenerlo sono alcuni ricercatori.

Entrambe le tecnologie per la Mri si fondano sulla manipolazione dello spin delle molecole per fornire immagini piu’ accurate che un giorno potrebbero rapidamente permettere di analizzare se un farmaco sta funzionando o se un tumore si sta diffondendo, spiegano gli studiosi. “Il nostro metodo ha il potenziale per aiutare i medici a effettuare diagnosi piu’ veloci e accurate in una serie di malattie”, dichiara Gary Green della University of York, in Gran Bretagna, che ha diretto uno degli studi.


“La nuova tecnica potrebbe un giorno sostituire l’attuale tecnologia di imaging clinica che dipende dall’uso di sostanze radioattive o metalli pesanti, che possono creare danni alla salute”, continua Green. La tecnica messa a punto dal team britannico si basa sulla manipolazione del paraidrogeno (il combustibile usato nelle navi spaziali), il cui magnetismo viene trasferito alle molecole per permettere di osservarle molto piu’ facilmente.

Cio’ rende la nuova Mri potenzialmente 1.000 volte piu’ accurata di quella attuale e i dati sui sistemi biologici che oggi richiedono 90 giorni per essere registrati potrebbero essere ottenuti in pochi secondi. La seconda ricerca, giunta a risultati simili, e’ stata condotta negli Usa dal team di Warren Warren della Duke University. Le molecole sono state osservate “iperpolarizzando” alcuni atomi in un campione e aggiustando la velocita’ del loro nucleo per potenziarne il segnale.

In pratica questa tecnica trasforma le molecole in potenti magneti, mettendole in grado di produrre immagini molto dettagliate. “Si ha cosi’ un segnale che, almeno provvisoriamente, puo’ essere migliaia o decine di migliaia di volte piu’ forte di quello che siamo in grado di ottenere oggi”, spiega Warren. Entrambe le ricerche sono pubblicate dalla rivista “Science”.

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