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Radioterapia controllata per limitare danni ai tessuti: arriva dalla NASA

Già in uso nella NASA, una tecnica (3DTT) riesce a controllare il calore prodotto in base al quale si puo’ modulare la quantità o il tempo di esposizione alle radiazioni.

A volte la tecnologia pensata per le macchine può trovare sbocchi felici anche nella vita delle persone ed essere d’aiuto in campo medico. È il caso di una tecnica utilizzata dalla Nasa per ispezionare le navette spaziali che può essere impiegata per predire gli eventuali danni ai tessuti del seno nelle pazienti affette da carcinoma mammario e attualmente sotto radioterapia.

Ecco così che i ricercatori del Rush University Medical Center e dell’Argonne National Laboratory di Chicago (Usa) stanno valutando l’utilità della tomografia termica tridimensionale in oncologia.
Secondo la dr.ssa Katherine Griem, oncologa del RUMC, circa l’80% delle pazienti in trattamento radioterapico sviluppa reazioni cutanee acute che spesso evolvono in situazioni che possono creare disagio e sofferenza, arrivando in alcuni casi anche all’interruzione del trattamento. Poiché la maggioranza di queste reazioni avverse si verifica da 10 a 14 giorni dopo l’inizio del trattamento «se si potessero prevedere anticipatamente le reazioni cutanee potremmo essere in grado di offrire un trattamento preventivo per massimizzare l’efficacia e ridurre al minimo l’interruzione del trattamento con le radiazioni» sottolinea Griem.
Di fatto, gli scienziati stanno studiando se la tomografia termica tridimensionale (3DTT) sia in grado di rilevare i cambiamenti prima che possa innescare una reazione cutanea.
Il 3DTT è un processo relativamente nuovo di immagini termiche che è attualmente utilizzato come un mezzo a distanza e non-invasivo per rilevare difetti nei materiali compositi.
L’idea di base delle immagini termiche è quella di applicare calore o freddo a un materiale e osservare il conseguente cambiamento di temperatura con una telecamera a infrarossi per conoscere la sua composizione. In questo caso si applicherebbe alla misura termica del tessuto cutaneo.
Individuando le velocemente le modifiche nel tessuto danneggiato, si potrebbe essere in grado di prevedere tossicità cutanea acuta, concludono i ricercatori.

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