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Allenare il cervello ristabilisce le connessioni neuronali e riabilita capacità cognitive

Chi legge male non e’ irrecuperabile; anzi, puo’ modificare le connessioni del suo cervello grazie a un allenamento intensivo, migliorando le sue capacita’ cognitive.

Aree cerebrali implicate nello sviluppo cognitivo in età adolescenziale

Aree cerebrali implicate nello sviluppo cognitivo in età adolescenziale

E’ quanto hanno dimostrato i ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Stati Uniti. “L’integrita’ della materia bianca del cervello e le connessioni che permettono il passaggio di informazioni tra neurone e neurone sono assolutamente fondamentali per il comportamento cognitivo umano”, ha detto Timothy A. Keller, primo ricercatore dello studio pubblicato sulla rivista Neuron.

“Anche un semplice cambiamento nella materia bianca puo’ provocare grandi mutamenti nelle abilita’ cognitive. E’ ad esempio il caso di chi non riesce a leggere bene”. Studi precedenti hanno infatti dimostrato che i bambini con disabilita’ di lettura hanno problemi di sottoattivazione di aree chiave del cervello utilizzate durante la lettura. “Questo e’ probabilmente dovuto a dei problemi di connessione tra le varie aree del cervello”, ha spiegato Keller. “Tuttavia, queste connessioni possono essere ristabilite correttamente grazie all’allenamento e a particolari tecniche di studio”. Teller e colleghi hanno sottoposto bambini dagli 8 ai 10 anni con problemi di lettura a sessioni intensive mirate a migliorare le loro capacita’. In seguito, hanno utilizzato delle tecniche di scansione computerizzata per confrontare il cervello dei bambini prima e dopo le sessioni di allenamento. “Abbiamo riscontrato un aumento sensibile nell’attivazione delle aree associate alla lettura. Cio’ corrispondeva anche a un miglioramento della capacita’ di leggere”, ha detto Teller. “I nostri risultati sono speranzosi: per qualunque sia la causa delle scarse capacita’ di lettura nei piu’ piccoli, un allenamento specifico e’ in grado di migliorare le abilita’ cognitive ristabilendo le connessioni neuronali. Questo approccio potrebbe dimostrarsi valido per il trattamento di deficit cognitivi, come ad esempio l’autismo”.

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