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Morbo di Hansen (lebbra): il ‘pool’ di geni che predispone all’infezione solo uomini e armadilli

Difficile da ‘riprodurre’ in laboratorio un’infezione che colpisce solo uomini e armadilli. Questa difficoltà ha sempre, ovviamento, ostacolato uno studio intensivo.

Mycobacterium leprae

Mycobacterium leprae

Sette geni (CCDC122, C13orf31, NOD2, TNFSF15, HLA-DR, RIPK2 e LRRK2) determinano la suscettibilità a contrarre la lebbra, in relazione a modificazioni nella risposta immunitaria innata. La scoperta, di cui riferisce il “New England Journal of Medicine, è stata fatta da un vasto gruppo di ricercatori afferenti al Genome Institute of Singapore (GIS) e ad altri 26 istituti di ricerca cinesi, nel quadro di uno sei più vasti studi di associazione fra tutto il genoma e malattie infettive mai condotto.


“Per quanto la lebbra non sia una patologia comune, questa scoperta ha significative ramificazioni per altre malattie infettive croniche e per le interazioni ospite-patogeno in altre malattie micobatteriche più diffuse, come la tubercolosi”, ha sottolineato Edison Liu, direttore esecutivo del GIS.

La lebbra, malattia infettiva cronica causata dal Mycobacterium leprae, colpisce per lo più la pelle e i nervi periferici, portando a disabilità irreversibili. Quasi del tutto scomparsa nei paesi sviluppati, la lebbra rappresenta ancora un serio problema sanitario in molti paesi in via di sviluppo tropicali e sub-tropicali, con oltre 250.000 nuovi casi all’anno.

Per quanto moltissime persone siano potenzialmente esposte a M. leprae nelle regioni in cui il morbo di Hansen – come è anche chiamata la lebbra – è endemico, solamente una piccola minoranza ne viene infettato e sviluppa le caratteristiche manifestazioni, un fatto che aveva indotto a supporre che solamente alcune persone siano suscettibili alla malattia. Lo studio di M. leprae è d’altra parte stato sempre molto difficoltoso perché il batterio non può essere coltivato in laboratorio e l’unico animale che può contrarre la malattia, a parte l’uomo, è l’armadillo.

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