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Sono anti-Alzheimer le onde elettromagnetiche emesse dal cellulare

Le cavie poste ad anfiteatro e al centro un'antenna che riproduce le onde elettromagnetiche del cellulare

Cellulari e cervello, la relazione non è quella che ci si aspetterebbe. Dopo numerosi allarmi sugli effetti cancerogeni dell’uso dei telefonini, arriva uno studio controcorrente che rovescia il rapporto. Parlare con il cellulare, infatti, proteggerebbe dall’Alzheimer, secondo un team di ricercatori del Florida Alzheimer’s Disease Research Center della University of South Florida.

Gary Arendash e colleghi hanno testato l’influenza delle onde elettromagnetiche su cavie di laboratorio per verificare l’incidenza delle malattia neurodegenerativa.
I topi sono stati esposti ad un campo elettromagnetico generato da un normale telefono cellulare due volte al giorno, ciascuna di un’ora. A emettere le onde era un’antenna posta al centro del laboratorio.
Hanno scoperto così un rallentamento dei parametri che segnalano lo sviluppo del morbo. Lo studio pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease ha infatti evidenziato che gli effetti anti-Alzheimer osservati in pochi mesi sono paragonabili a quelli che potrebbero registrarsi nel giro di diversi anni sugli esseri umani.

E tutto ciò, affermano i ricercatori, senza usare medicinali. La causa dei miglioramenti, non ancora del tutto chiara, potrebbe essere dovuta alla capacità delle onde di migliorare la circolazione sanguigna nel cervello, aumentando il metabolismo cerebrale.
Nel mondo i malati di Alzheimer sono circa 25 milioni, con 4,6 milioni di nuovi casi all’anno. Vale a dire una nuova diagnosi ogni 7 secondi. In Italia, secondo i dati del Censis risalenti al 2006, i malati di Alzheimer sono poco più di 520.000, con 80.000 nuovi casi all’anno

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