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CCSVI: Il Prof. Zamboni sulla Sclerosi multipla. La stampa finalmente prende ‘a cuore’ l’argomento

Il prof. Zamboni, i Suoi studi sulla circolazione cerebrale ridotta a niente in una percentuale non trascurabile di malati di sclerosi multipla, i suoi  seguaci che con circa 10.000 iscritti su Facebook, (raddoppiati dal nostro primo articolo), sono riusciti ‘quasi’ a raggiungere il credito meritato negli Stati Uniti, dove era presente già un gruppo di ricerca sulle teorie del restringimenti o occlusioni nelle vene che drenano il cervello, e della ‘operazione inversa’ come principale rimedio alla degenerazione che porta la malattia. Per chi ha seguito la vicenda, che ha quasi dell’incredibile, questa dirittura di arrivo è una vittoria in piena regola, anche se prima di festeggiare bisogna vedere prima i principali organi di competenza dar via NON solo alla legittimazione ufficiale degli studi, ma ad un piano operativo che restituisca dignità e qualità di vita a tutte le persone che oggi soffrono di sclerosi multipla – non per ultimi ai loro cari. Sono stati i gruppi di malati di Sclerosi Multipla a fomentare l’attenzione mediatica, e grazie alla perseveranza del prof. Zamboni oggi i suoi studi sono stati sfrondati dai ‘forse’, e si stanno (come meritavano) materializzando a terapia e interventi.

Una rassegna stampa presente nei principali quotidiani online oggi:

Corriere.it:

Oltre un paziente su due ha restringimenti o occlusioni nelle vene che drenano il cervello
Dagli Stati Uniti arrivano le prime conferme dell’ipotesi di un chirurgo vascolare dell’Università di Ferrara, Paolo Zamboni, su una possibile causa della sclerosi multipla. Secondo uno studio in corso all’università di Buffalo, più del 55 per cento dei pazienti avrebbe restringimenti od occlusioni a livello delle vene che drenano il sangue dal cervello: il blocco porterebbe a un accumulo di ferro intorno ai vasi sanguigni cerebrali e questo sarebbe alla base della reazione autoimmune tipica della sclerosi multipla.

IPOTESI – Il primo a pensare che dietro la malattia possa esserci un’insufficienza venosa cronica cerebrale (in sigla, CCSVI) è stato Zamboni, che da tempo conduce ricerche sull’argomento e un anno fa ha segnalato per primo l’elevata incidenza del problema nei pazienti con sclerosi multipla. Il chirurgo ha anche già effettuato angioplastiche per risolvere i restringimenti e le occlusioni venose riscontrate nei pazienti: lo studio, pubblicato a fine anno, ha suscitato polemiche (c’è chi ritiene che si sia passati troppo velocemente dalle teorie alla terapia) ma anche molto interesse. Così c’è chi, come Robert Zivadinov dell’università di Buffalo, dall’aprile 2009 ha messo in piedi una ricerca per verificare se davvero l’insufficienza venosa cronica sia un tratto distintivo della sclerosi multipla: per adesso il ricercatore ha riferito i risultati preliminari ottenuti su 500 pazienti (adulti e bambini) e 161 controlli, valutati attraverso un’ecografia Doppler per capire le condizioni del flusso venoso cerebrale e con una risonanza magnetica per misurare i depositi di ferro cerebrali. Il dato conferma per ora i risultati di Zamboni: il 56.4 per cento dei pazienti statunitensi con sclerosi multipla ha un’anomalia del circolo venoso in uscita dal cervello, contro il 22.4 per cento dei controlli sani. Per di più, i risultati del ricercatore americano indicano una correlazione fra la presenza dell’insufficienza venosa e la progressione della sclerosi.

CAUTELA – I dati sono preliminari e saranno presentati in forma estesa, completi dei risultati delle risonanze magnetiche, in aprile al prossimo congresso dell’American Academy of Neurology. Per ora Zivadinov si definisce «cautamente ottimista»: come minimo, osserva, i risultati sembrano propendere per la presenza di una consistente associazione fra la sclerosi multipla e l’insufficienza venosa cronica cerebrale. Cautela arriva anche dai vertici della Società della Sclerosi Multipla statunitense: secondo Doug Brown, direttore della sezione di ricerca biomedica, «occorre non dimenticare che non c’è ancora una prova che l’insufficienza venosa sia un fenomeno correlato alla sclerosi multipla o una vera e propria causa della malattia, né è certo che risolverla significhi curare la sclerosi. Per saperlo c’è bisogno di ulteriori ricerche». Zivadinov, intanto, sta arruolando altri 500 pazienti da sottoporre a test ancora più approfonditi; in Italia il 25 gennaio scorso l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, dopo un incontro con i ricercatori, ha dichiarato di seguire con interesse gli sviluppi delle ricerche e attraverso la sua fondazione sosterrà economicamente i nuovi progetti di studio, finora promossi dalla Fondazione Hilarescere e dall’università di Ferrara.

Asca – Salute

(ASCA) – Roma, 12 feb – Primi risultati dall’Universita’ di Buffalo (New York) sulla sperimentazione condotta dal ricercatore italiano Paolo Zamboni che ha individuato una relazione tra sclerosi multipla e restringimento delle vene.

Su 500 pazienti arruolati nello studio, l’anomalia e’ stata registrata nel 56,4% dei soggetti affetti dalla patologia e nel 22,4% dei 161 soggetti di controllo sani.

”Cautela e ottimismo” sono le impressioni preliminari di Robert Zivadinov, che guida i test negli Usa. La sperimentazione e’ ancora agli inizi e bisognera’ aspettare aprile per avere dati in piu’ a conforto della tesi di Zamboni, secondo la quale la sclerosi multipla e’ provocata da una patologia, definita insufficienza venosa cronica cerebro-spinale (CCSVI), che rallenterebbe il drenaggio del sangue, causando accumuli di ferro a base della malattia.

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