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Fibrosi cistica: incoraggianti i risultati di una nuova ricerca

Un difetto in un cammino di segnalazione cellulare che coinvolge la proteina PPAR-γ (peroxisome proliferator-activated receptor-γ) si è rivelato cruciale per lo sviluppo di alcuni sintomi della fibrosi cistica nel modello animale. È questo il risultato di uno studio svoltosi presso la School of Medicine dell’Università della California a San Diego, che ha dimostrato inoltre come la correzione di tale difetto porti alla parziale remissione dei sintomi.

“La fibrosi cistica com’è noto è il risultato di una mutazione genetica che porta al malfunzionamento dei canali posti sulla membrana cellulare che permettono il trasporto di ioni cloruro e bicarbonato dall’interno verso l’esterno della cellula”; ha commentato Gregory Harmon, che firma l’articolo di resoconto pubblicato su Nature Medicine. “Questo difetto cellulare a sua volta porta all’infiammazione e all’accumulo di muco nelle vie respiratorie tipici della patologia.

Lavorando su linee cellulari isolate da topi e da pazienti colpiti dalla malattia, i ricercatori hanno identificato alcuni geni influenzati dalla PPAR-γ avevano una funzionalità ridotta.

Quando poi i ricercatori hanno somministrato ai topi affetti da fibrosi cistica il farmaco rosiglitazone, che si lega alla PPAR-γ, attivandola, l’espressione genica è risultata in gran parte normalizzata, con un notevole beneficio per la sopravvivenza degli animali. Il farmaco ha dimostrato inoltre di correggere almeno in parte il processo infiammatorio a carico del tessuto.

La delezione della proteina PPAR-γ nell’intestino di topo, inoltre, ha peggiorato la malattia, portando a un accumulo di muco nell’intestino. Infine, i ricercatori hanno riscontrato come l’attivazione della PPAR-γ possa incrementare la produzione di bicarbonato nel tessuto intestinale favorendo l’attività dell’enzima carbonato deidratasi.

“Per la prima volta, siamo riusciti a utilizzare un farmaco che attiva il trasporto del bicarbonato senza influenzare il trasporto del cloruro, e a vedere un miglioramento nella patologia”, ha spiegato Harmon. I risultati corroborano l’opinione di chi ha indicato l’aumento del bicarbonato nei tessuti colpiti dalla fibrosi cistica come prossimo obiettivo terapeutico della ricerca di base e clinica.

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