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Cancro al seno: la proteina p53 subisce alterazioni letali in donne piu’ povere

il contesto della p53 nello sviluppo dei tumori

L’estrazione sociale potrebbe avere un collegamento con le prognosi più infauste del cancro al seno: è quanto emerge da una ricerca pubblicata dai ricercatori dell’Università di Dundee (Regno Unito) sul British Journal of Cancer, secondo cui vivere in zone povere e in uno stato di deprivazione può innescare una mutazione di p53, la “proteina chiave” legata allo sviluppo delle neoplasie.

Dallo studio, spiegano i ricercatori, emerge la spiegazione “genetica” per cui le donne provenienti da ambienti poveri hanno meno probabilità di battere il cancro al seno, patologia per combattere la quale risulta vantaggioso uno stile di vita sano.

La p53, conosciuta anche come “proteina tumorale 53”, ricopre la funzione di soppressore tumorale e viene descritta come “il guardiano del genoma”, poiché preserva la stabilità del DNA dalle mutazioni. Normalmente, p53 spinge le cellule cancerose o pre-cancerose ad autodistruggersi prima che possano moltiplicarsi dando vita al cancro. Purtroppo, però, può subire delle modificazioni: “Sacrifici e stenti, da soli, non causano il cancro al seno, ma possono influenzare la prognosi del tumore, poiché la proteina p53 può venire danneggiata a causa di scelte di vita dettate da stenti a fatica”, spiega Lee Baker, che ha guidato lo studio.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 246 pazienti trattate tra il 1997 e il 2001 e hanno poi incrociato i risultati ottenuti con i loro dati socioeconomici, rilevando che le prognosi di cancro al seno erano tanto più gravi quanto più le donne vivevano in zone povere e in uno stato di deprivazione: “È anche una questione sociale. Togliere le donne dall’indigenza significa fare anche in modo che si ammalino di meno di cancro al seno”.

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