Test pre-impianto per sconfigger…

Nascera' tra due mesi…

Staminali impiantate nell'occhio…

Eccezionale intervento in…

I neuroni deputati all'apprendim…

Una popolazione di neuron…

Tumori: il DNA con l'età perde l…

Con l'invecchiamento il D…

Intolleranza al glutine: troppe …

Una moda pericolosa quell…

Progetto Giovani Pavia ’93: comi…

La campagna, resa possibi…

Cetuximab: nuove conferme nel tr…

·         I nuovi risul…

Hiv, lo strano caso di Timothy R…

[caption id="attachment_1…

Alzheimer: inizio di una rischio…

Una nuova ricerca dell’Un…

Leucemia: sale il rischio nei bi…

Uno studio australiano ha…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Epatite C: riconoscimento a due studi italiani indipendenti

neutrofili

Roma, 1 mar. – La ricerca italiana sull’epatite C ha ottenuto due importanti riconoscimenti internazionali, con la pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Gastroenterology degli studi indipendenti condotti presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli (studio Ascione et al.) e presso l’Ospedale Maggiore, Universita’ degli studi di Milano (Studio MIST). I risultati di entrambi gli studi dimostrano che l’attuale terapia di riferimento con peginterferone alfa-2a, molecola in grado di bloccare lo sviluppo del virus dell’epatite C, associato a ribavirina e’ piu’ efficace rispetto agli altri regimi di trattamento. I due studi hanno coinvolto in totale oltre 700 pazienti italiani e hanno valutato il livello di efficacia (percentuale di blocco dell’attivita’ del virus C) del trattamento con peginterferone alfa-2a in combinazione con ribavirina, ripetto al trattamento con peginterferone alfa-2b e ribavirina.


In particolare il primo studio, Ascione et al., ha coinvolto 320 pazienti con epatite C cronica, e ha evidenziato un tasso di regressione del virus HCV (Risposta Virologica Sostenuta – SVR) significativamente superiore nei pazienti trattati con peginterferone alfa-2a ripetto ai pazienti trattati con peginterferone alfa-2b, entrambi in associazione con ribavirina. Il secondo studio, MIST, ha coinvolto oltre 400 pazienti e ha valutato l’efficacia e la tollerabilita’ del trattamento con peginterferone alfa-2a in combinazione con ribavirina, rispetto al trattamento con peginterferone alfa-2b e ribavirina. Le rilevazioni effettuate sui due gruppi di pazienti randomizzati, trattati rispettivamente con peginterferone alfa-2a e peginterferone alfa-2b, hanno evidenziato che, sebbene i due regimi di trattamento abbiano mostrato profili simili di sicurezza e tollerabilita’, il trattamento con peginterferone alfa-2a ha determinato una percentuale di eradicazione del virus (Risposta Virologica Sostenuta – SVR) significativamente superiore rispetto al trattamento con peginterferone alfa-2b (rispettivamente, 66% vs 54%; p = 0,02). Secondo i dati dell’Oms l’epatite C colpisce circa 180 milioni di persone nel mondo e si stima che siano circa 1 milione gli italiani che hanno contratto infezione cronica con il virus HCV. L’infezione si trasmette principalmente attraverso il sangue e i suoi derivati ed e’ la principale causa di cirrosi, insufficienza epatica e tumore del fegato. La diagnosi e il trattamento tempestivi sono fondamentali per contrastare queste conseguenze e ridurre i rischi per il paziente. Gli schemi terapeutici attuali con peginterferone e ribavirina stanno sensibilmente migliorando le possibilita’ di cura; gli studi sopracitati confermano che la combinazione di peginterferone alfa-2a e ribavirina consente di eradicare il virus in piu’ del 50% dei pazienti trattati e di bloccare la progressione della malattia.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi