B.E.M.S.®, il paziente al centro…

Si apre a Roma l’11 april…

I bambini iniziano a sbadigliare…

I bimbi sbadigliano già q…

La vita segreta delle piante rac…

[caption id="attachment_8…

Parte la Campagna “Un minuto che…

·         Parte il Pr…

Cannabis e sesso: commistione ch…

La cannabis mette a serio…

Trapianti di organi tra viventi …

Via libera dal Senato all…

L’equivalenza terapeutica tra or…

L’AIFA ha chiarito al di …

TEVA veste le squadre giovanili …

Nasce “Teva Pallacanestro…

Acne: un principio attivo estrat…

Le alghe possono essere u…

Papillomavirus Umano (HPV): anco…

A 20 anni si riscontra la…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Alzheimer: studio italiano svela chiave per una diagnosi precoce

Nuovo passo avanti nella conoscenza dei meccanismi neurodegenerativi che sono alla base della malattia di Alzheimer. Grazie a uno studio tutto italiano si sono potute evidenziare le progressive modificazioni che subisce il corpo calloso del cervello nelle persone colpite da forme iniziali di demenza e successivamente da Alzheimer di grado lieve. I risultati scientifici scaturiti da questa ricerca potranno avere una ricaduta in ambito clinico, poiche’ offrono la possibilita’ di avvalersi dell’osservazione del corpo calloso come di un “biomarker” del cambiamento cerebrale che avviene durante tutto lo sviluppo dell’Alzheimer: dalla fase preclinica (la MCI) a quella di demenza di grado lieve, fino a quella di grado piu’ severo.

A coordinare la ricerca, pubblicata ieri sull’importante rivista internazionale Neurology, e’ stata la neuropsicologa Margherita Di Paola, giovane ricercatrice presso il Laboratorio di Neurologia Clinica e Comportamentale dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma e presso il Dipartimento di Medicina e Sanita’ Pubblica della Facolta’ di Medicina dell’Universita’ dell’Aquila. Al lavoro scientifico hanno collaborato il Dipartimento di Neuroscienze dell’Universita’ di Roma Tor Vergata e la Clinica della Memoria di due nosocomi della Capitale: il San Camillo-Forlanini e il San Giovanni Addolorata. Il progetto si e’ svolto sotto la supervisione del professor Carlo Caltagirone, direttore scientifico della Fondazione Santa Lucia, coadiuvato dal dottor Gianfranco Spalletta, psichiatra dello stesso Istituto specializzato nella riabilitazione neuromotoria. Da circa venti anni si studia con interesse il corpo calloso nei soggetti affetti da Alzheimer ma l’omogeneita’ dei pazienti e’ stato un aspetto spesso trascurato nella letteratura scientifica, a causa della difficolta’ di recuperare gruppi numerosi di individui caratterizzati dalla stessa fase della malattia. La novita’ nel lavoro dei ricercatori romani e’ di aver indagato gruppi di pazienti omogenei e suddivisi per severita’ di patologia, applicando due tra le piu’ recenti tecniche di Risonanza Magnetica strutturale: la Voxel Based Morphometry e il Diffusion Tensor Imaging. Proprio la suddivisione dei pazienti in gruppi omogenei e’ stata la premessa per mettere in luce la presenza di due processi di degenerazione della sostanza bianca del corpo calloso, individuando dove e come questo subisce cambiamenti durante il corso della malattia. “Il cambiamento del corpo calloso – sottolinea Di Paola – e’ una caratteristica misurabile e valutabile obiettivamente. Tale misura puo’ fornire informazioni riferibili a processi biologici normali o alla presenza di processi patogeni, a un costo relativamente contenuto, quello di una risonanza magnetica, esame ormai entrato appieno nella routine diagnostica”.
AGI - Salute

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!