La crisi occupazionale rende ind…

Roma, 23 ottobre 2014- “E…

Alcol: sistema immunitario indeb…

[caption id="attachme…

[Assobiotech] I vaccini a DNA: u…

Dall'ingegneria genet…

Radiologia del terzo millennio: …

E' nata la radiologia del…

Il sole è pericolo per chi ha ta…

Spesso sottovalutato, il …

Stesso virus della passata stagi…

I SONDAGGI* DI WWW.OSSERV…

Fase sperimentale di un farmaco …

[caption id="attachment_5…

Genetica: sono i telomeri l'orac…

I telomeri possono effett…

Nobel 2014 Medicina e coniugi Mo…

I coniugi norvegesi Edvar…

Ictus: la gravidanza può essere …

I casi di ictus legato al…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Spiegata la sindrome di Tako-Tsubo

monitoraggio sindrome Tako-Tsubo

Sembra infarto, ma non e’. Si chiama sindrome di Tako-Tsubo, o cardiomiopatia da stress, ed e’ una malattia rara che all’inizio veniva confusa con l’assai piu’ comune (e piu’ pericoloso) infarto del miocardio. I pazienti arrivano in pronto soccorso con i caratteristici sintomi dell’infarto: dolore acuto al petto, un elettrocardiogramma con le alterazioni tipiche e il rilascio di quegli enzimi associati con la frequente malattia del cuore. Ma appena si effettua una coronarografia per cercare il punto in cui si e’ creata l’occlusione che impedisce al sangue di arrivare al cuore, cosa che nell’infarto provoca la morte di molte cellule, non si trova nulla. Molti l’hanno anche definita “sindrome da crepacuore”, o da cuore spezzato: colpisce soprattutto le donne in un periodo successivo alla menopausa, quando non sono piu’ protette dall’ombrello ormonale estrogenico, e si associa nell’80% dei casi a forti stress emotivi, come per esempio dei lutti.

E’ per questo motivo che spesso viene assimilata al “crepacuore”. Un team di cardiologi, Leda Galiuto, Alberto Ranieri De Caterina, Angelo Porfidia, Lazzaro Paraggio, Sabrina Barchetta, Gabriella Locorotondo, Antonio G. Rebuzzi del dipartimento di Medicina cardiovascolare dell’Universita’ Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, guidato da Filippo Crea, hanno individuato il meccanismo che e’ alla base di questa curiosa patologia e hanno appena pubblicato un articolo sullo European Heart Journal, rivista della European Society of Cardiology. Un articolo che e’ gia’ fra i cinquanta piu’ letti nel settore. “Nell’80% dei pazienti i sintomi rientrano spontaneamente dopo un paio di settimane senza lasciare traccia – spiega Filippo Crea – mentre negli altri casi il danno persiste. Il punto e’ che il danno causato dalla sindrome e’ nel cuore, ma non nelle coronarie. Quello che noi abbiamo cercato di spiegare e’ il meccanismo che porta all’insorgenza di questi sintomi”. Per effettuare questo studio il gruppo guidato da Crea ha studiato quindici donne di eta’ media 68 anni per un mese. Grazie a questo studio, per la prima volta si e’ riusciti a individuare il meccanismo fisiopatologico della malattia. “Ci siamo concentrati sulla regione apicale del cuore – spiega la prima autrice Leda Galiuto, ricercatrice presso l’Istituto di Cardiologia della Cattolica – perche’ e’ li’ che e’ ubicata la disfunzione, tanto che il cuore assume la caratteristica forma a palloncino o, come hanno osservato i giapponesi, a forma di cesta per raccogliere i polipi, il Tako-Tsubo e’ appunto il nome di questa cesta in giapponese”. L’ipotesi dei ricercatori era che il meccanismo che condiziona la disfunzione risiede nello spasmo dei piccoli vasi coronarici, il cosiddetto microcircolo coronario. “Per dimostrare la veridicita’ della nostra ipotesi abbiamo utilizzato l’ecocontrastografia miocardica, una metodica di cui siamo pionieri e che consente di studiare in modo selettivo, sicuro, poco costoso e a letto del paziente proprio il microcircolo coronario”, spiega Galiuto. “Il microcircolo gioca un ruolo importante nelle malattie cardiache – aggiunge l’ordinario di Cardiologia della Cattolica Filippo Crea – e l’intensa vaso costrizione di questi piccoli vasi non si puo’ normalmente apprezzare in una coronarografia”. I ricercatori sono riusciti anche a dimostrare che questo spasmo microvascolare e’ reversibile e che una volta superata la fase acuta, si risolve anche la disfunzione microvascolare alla base dei sintomi osservati. “Nel paziente normalmente non rimangono danni perche’ la riduzione nell’apporto di sangue e’ si’ abbastanza grave da non fornire energia sufficiente al cuore per contrarsi, e di qui la forma ‘a palloncino’, ma non cosi’ grave da determinare la morte delle cellule cardiache come invece avviene in un infarto”, conclude Crea.

AGI – Salute

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!