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Artrosi del ginocchio – sei campanelli di allarme per la diagnosi certa

MILANO – Il parere dell’oracolo non basta, ci vogliono le prove. E così la Lega europea contro le malattie reumatiche (EULAR) non si è accontentata di sentire il parere degli esperti con un metodo, chiamato di Delfi, che prende appunto il nome dall’antica istituzione greca. Ciascuna delle dieci affermazioni su cui gli studiosi si sono trovati d’accordo è stata poi sottoposta anche al vaglio della letteratura scientifica pubblicata sulle principali riviste scientifiche internazionali, per verificare quanto fosse fondata. Infine, il criterio di diagnosi emerso da questo lavoro è stato definitivamente convalidato su due popolazioni di pazienti britannici e olandesi. «Abbiamo così potuto dimostrare che i campanelli di allarme dell’artrosi del ginocchio sono sei» spiega Weiya Zhang, dell’Università di Nottingham, che ha coordinato il lavoro. «Quando ci sono tutti, la diagnosi sarà confermata alla lastra nel 99 per cento dei casi».

IL METODO– Prima di tutto sono stati scelti 17 esperti di varie discipline (ortopedici, reumatologi, epidemiologi, medici di medicina generale) provenienti da 12 diversi Paesi, dalla Gran Bretagna alla Turchia. Ciascuno di loro ha proposto fino a dieci affermazioni a suo parere cruciali per la classificazione, la definizione dei fattori di rischio, la necessità di ricorrere a esami strumentali e in generale per la diagnosi. Il metodo Delfi prevede che i partecipanti possano consultare le risposte fornite dai colleghi in maniera anonima, in modo da poter apportare eventuali correzioni, precisazioni o miglioramenti alle proprie posizioni iniziali. La procedura si può ripetere due o più volte, finché non si arriva ad affermazioni sostanzialmente condivise. Nel caso dello studio pubblicato sugli Annals of the Rheumatic Diseases i giri di consultazioni sono stati quattro, che hanno permesso di passare dalle 166 proposte iniziali a dieci affermazioni su cui tutti gli esperti si trovavano d’accordo.

LA CONFERMA- Dopo aver passato le dieci affermazioni al vaglio di oltre 300 studi selezionati da Internet, e averle messe alla prova su quasi 750 partecipanti allo Knee Clinical Assessment Study condotto nel North Staffordshire, in Gran Bretagna e quasi 3.500 partecipanti allo studio di Rotterdam, un’indagine su più larga scala che segue nel tempo migliaia di cittadini per studiare i fattori di rischio, la frequenza e l’evoluzione di diverse malattie croniche, gli esperti hanno finalmente tirato le fila del loro lavoro. «Gli indizi che più dovrebbero far propendere per la diagnosi di artrosi» prosegue Zhang, «sono sei: tre riferiti dal paziente e tre rilevati dal medico». Il diretto interessato può lamentare dolore persistente, rigidità solo al mattino e ridotta funzionalità; alla visita si possono apprezzare crepitii, limitazioni di movimento e allargamento delle ossa. «Ciascuno di questi elementi aumenta la probabilità che si tratti di artrosi» conclude l’esperto. «Ma se ci sono tutti, la diagnosi si può fare anche senza radiografia».

Roberta Villa

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