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II Congresso Nazionale della SISQT – Società Italiana per la Sicurezza e la Qualità nei Trapianti

Napoli, 18 maggio 2010 – Si apre oggi a Napoli il II Congresso Nazionale della SISQT – Società Italiana per la Sicurezza e la Qualità nei Trapianti, presieduto dal Professor Franco Filipponi, Presidente della SISQT e Direttore del Dipartimento di Trapiantologia Epatica, Epatologia e Infettivologia dell’Università di Pisa.

I lavori del congresso saranno incentrati sulla sicurezza e sulla qualità nella pratica della donazione e del trapianto di organi, tessuti e cellule: un percorso difficile in cui l’Italia emerge come uno dei paesi che effettua più interventi di trapianto al mondo (per milione di popolazione).

Nel solo 2009 il numero dei trapianti è stato di 3.163, con un incremento pari al 10,7% rispetto al 2008; parallelamente il numero dei donatori utilizzati è aumentato del 14,1%, passando dai 1.094 del 2008 ai 1.167 dello scorso anno.

Il Congresso

Numeri positivi – tanto che oggi il trapianto di organi viene considerato una efficace terapia – ma non ancora sufficienti ad esaurire tutte le richieste presenti nelle liste di attesa. A questo riguardo è necessario ridurre i tassi di opposizione attraverso il pieno coinvolgimento della comunità sociale

Inoltre, non tutte le regioni del nostro Paese riescono a raggiungere una propria autonomia nel percorso donazione-trapianto: la Lombardia è la regione che nel 2009 ha contato più donatori effettivi  in numero assoluto (232), seguita da Toscana (172), Emilia Romagna (118) e Piemonte (121); ma considerando i donatori effettivi per milione di popolazione (PMP), è la Toscana a registrare il primato (46,8 PMP), seguita dalla Provincia Autonoma di Trento (30,0 PMP), dal Friuli Venezia Giulia (36,0 PMP) e dalle Marche (33,5).

La situazione più critica si registra nelle regioni del Sud Italia.

Donazioni e Trapianti

Un ruolo rilevante in questo panorama, dove convivono tecniche d’avanguardia ed enormi difficoltà organizzative, è riservato ai trapianti di fegato che nel 2009 sono stati 1.061, un terzo di tutti gli interventi di trapianto effettuati in Italia: Torino, Pisa e Bergamo sono le città in cui si esegue il maggior numero di trapianti di questo organo.

Lo scorso anno i tempi di attesa previsti per un fegato sono stati di oltre 2 anni e il tasso dei pazienti deceduti prima di aver ricevuto un organo compatibile è stato del 5,4%.

L’infezione da epatite virale B è la terza causa di trapianto di fegato (13%), dopo l’epatocarcinoma (33%) e l’epatite virale C (26%).

Nel solo 2009 sono stati 212 i trapianti di fegato dovuti ad infezione da virus B, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni dal trapianto pari al 70%: risultato raggiunto grazie non solo alle tecniche chirurgiche, ma anche al progredire delle terapie farmacologiche post-intervento, che consistono principalmente nella terapia immunosoppressiva (per la prevenzione del rigetto), nelle terapie antivirali e nelle immunoglobuline (IG), indispensabili per evitare un’infezione recidiva del nuovo organo.

Trapianto di fegato e terapie post  intervento

Queste immunoglobuline, che consentono di contrastare il virus dell’epatite B in modo rapido ed efficace, devono essere assunte durante tutto l’arco della vita per scongiurare il pericolo di reinfezione e richiedono quindi una grande costanza nell’aderenza alla terapia.

Fino ad ora la somministrazione delle immunoglobuline avveniva per via endovenosa (EV) o per via intramuscolare (IM).

Sommini-strazione delle immunoglo-buline

In entrambi i casi i pazienti si dovevano confrontare con molte limitazioni nella gestione quotidiana della vita, soprattutto a causa della dipendenza da altre persone per la somministrazione del trattamento.

Un aspetto, questo, vissuto con maggiore disagio specialmente dai giovani, consapevoli di aver di fronte una vita scandita dai trattamenti e che, di contro, non accettano una condizione di salute così diversa dai loro coetanei sani.

Impatto sulla qualità della vita dei pazienti

Alla possibilità di offrire ai pazienti, colpiti da epatite B e sottoposti a trapianto di fegato, una migliore qualità di vita, il Congresso SISQT dedicherà un’intera sessione, presentando la prima immunoglobulina anti epatite B con auto-somministrazione sottocutanea: una nuova terapia che significa autonomia e indipendenza nella gestione personale della cura e un conseguente miglioramento dell’aderenza alla terapia stessa.

Nuova terapia

“Ogni anno, in Italia, migliaia di vite vengono salvate grazie ad un trapianto d’organo – dichiara il Professor Filipponi – e il nostro Paese è considerato uno tra i più all’avanguardia nel mondo per organizzazione del sistema e donazione di organi e tessuti. Tuttavia c’è ancora moltissimo da fare: i tempi di attesa sono molti lunghi, le donazioni non sono ancora sufficienti a coprire i bisogni dei pazienti e in alcune zone non si dispone di centri adeguati.

Per questo motivo qui a Napoli presentiamo anche la Carta per la sicurezza, la qualità e la partecipazione, uno strumento che può aiutare concretamente tutte le regioni a migliorare il proprio livello donativo, riducendo quegli enormi divari di opportunità che ancora esistono sul territorio.”

Prof. Franco Filipponi

La Carta per la sicurezza, la qualità e la partecipazione nei trapianti è redatta da Cittadinanzattiva in collaborazione con la SISQT e, oltre a responsabilizzare tutte le regioni rispetto alla ricerca dell’autosufficienza nel campo delle donazioni, intende fissare i diritti e i doveri delle persone assistite e dei medici curanti coinvolti nel percorso donazione-trapianto, con l’obiettivo di definire i parametri necessari per perseguire i massimi livelli di sicurezza e qualità.

Carta per la sicurezza, la qualità e la partecipazione dei trapiantati

Durante il Congresso sarà inoltre annunciata la costituzione del Capitolo Italiano dell’ITNS – International Transplant Nurses Society, la maggiore società scientifica internazionale di infermieristica della donazione e del trapianto, che consente di creare una rete di comunicazione tra gli infermieri professionisti del settore, che coordinano il processo donazione-trapianto: in questo modo vengono agevolate le interazioni, con scambio di esperienze ed informazioni.

Questo importante passo segna la maturità raggiunta, anche in Italia, dagli infermieri professionisti del processo donazione-trapianto.

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