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Alzheimer: 60 anni di studi. Si conferma causa genetica

Individuati due nuovi geni, BIN1 e CNTN5, “sospettati” di essere coinvolti nello sviluppo dell’Alzheimer a esordio tardivo (dopo i 60 anni): la scoperta è stata effettuata da un team del Massachusetts General Hospital di Boston e pubblicata su Archives of Neurology. I due geni si aggiungono ad altri 4 geni già noti, uno dei quali conosciuto come uno dei principali “autori del reato” (apoE4) e altri tre considerati “fortemente indiziati” (CLU, CRI, PICALM). Gli esperti, guidati da Alessandro Biffi e Christopher Anderson, hanno usato la risonanza magnetica per studiare i cambiamenti nelle strutture cerebrali – come le dimensioni del ippocampo e dell’amigdala – in 700 soggetti sani e malati di Alzheimer, in combinazione con l’utilizzo di programmi al computer per ordinare le sequenze genetiche dei volontari per capire se c’erano, e quali fossero, le mutazioni legate alla forma di demenza più comune che colpisce circa 26 milioni di persone al mondo.

Lo studio, che ha indagato in particolare la forma di Alzheimer a esordio tardivo, ha confermato il ruolo dei 4 geni fortemente collegati alla patologia e ne ha individuati altri due dalla relazione “sospetta” con la patologia: “Questi risultati possono contribuire – spiegano i ricercatori – a dare la priorità a futuri studi genetici”.

Biffi e colleghi sospettano, in particolare, che i geni possano spiegare il 60-80% delle cause di insorgenza tardiva dell’Alzheimer: mentre diversi studi, spiegano i ricercatori, hanno ormai da tempo individuato che la causa dell’insorgenza precoce dell’Alzheimer (la forma rara che colpisce soggetti sotto i 60 anni) è genetica, sono invece ancora poche le ricerche che collegano le cause genetiche all’esordio tardivo della patologia. (ASCA)

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