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Le piume principale veicolo e nascondiglio del virus H5N1

Tana per il virus H5N1: il patogeno si nasconde nelle piume degli uccelli, dove si concentra nel grasso di rivestimento. Sarebbe questo il segreto della propagazione di uno dei virus più temuti degli ultimi anni. Infatti, dall’acqua, dove è disperso e rimane attivo e indisturbato per mesi, il virus passa alle piume dei volatili, dove, bagno dopo bagno, raggiunge concentrazioni elevate. Gli uccelli poi si infetterebbero ingerendo il virus durante la pulizia del piumaggio, attività che svolgono su loro stessi o su altri, e cui dedicano il 10 per cento della giornata. In questo modo l’infezione si propagherebbe direttamente dall’ambiente, senza contatto con animali contagiati. L’ipotesi è riportata su PLoS One, in uno studio guidato dall’italiano Mauro Delogu dell’Università di Bologna, che ha coinvolto anche l’Istituto superiore di sanità, l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lombardia ed Emilia Romagna e l’ospedale pediatrico St.Jude di Memphis.

La scoperta dell’esistenza di questo meccanismo è il frutto di un’intuizione di Delogu e di una serie di osservazioni. Primo: nel mondo i casi umani di contagio hanno riguardato per lo più popolazioni che vivono in prossimità di corsi d’acqua, come accaduto in Egitto. Secondo, ci sono stati casi di esseri umani uccisi solo per aver toccato gli uccelli, senza averli mangiati, come in Azerbaigian. Convinti del ruolo centrale giocato dall’acqua nella trasmissione dell’infezione, i ricercatori hanno condotto due diversi esperimenti nel 2009. Da una parte hanno misurato la presenza del virus nelle piume degli uccelli selvatici, rivelando che H5N1 è presente in concentrazioni consistenti anche in assenza dell’infezione. Dall’altra hanno immerso piume ricoperte di grasso in un campione di acqua con una bassa concentrazione del patogeno. E hanno osservato che, dopo appena 24 ore, il virus ha raggiunto elevate concentrazioni sulle piume. I ricercatori hanno quindi elaborato l’ipotesi che il virus avesse, nel corso dell’evoluzione, sviluppato un metodo per colpire la vittima nascondendosi nel grasso delle piume dell’animale sano, un veicolo per l’infezione più efficiente dell’animale già malato e moribondo.

“I nostri risultati offrono una spiegazione convincente dei dati osservati. La concentrazione del virus nel piumaggio degli uccelli acquatici spiega perché non sia necessario mangiarli per ammalarsi, e perché l’esposizione sia più frequente in prossimità degli specchi d’acqua e tra le donne, che in alcune aree del mondo sono prevalentemente dedite alla spennatura degli uccelli per la cucina” ha affermato Mauro Delogu. Dal 2003 ad oggi il virus H5N1 ha colpito milioni di volatili e circa  400 persone, causando oltre 200 morti; secondo gli studiosi, questa scoperta potrebbe modificare i sistemi di prevenzione e monitoraggio della circolazione dell’influenza aviaria. (a.l.b.)

Riferimenti: PLoS ONE doi:10.1371/journal.pone.0011315

Galileonet.it

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