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Prostata in laparoscopia: interventi non invasivi e precisi del ‘robot-chirurgo’

Prostata

Casi estremi, al limite, che solo il “robo-chirurgo” riesce a risolvere. E’ dedicato alle frontiere più avanzate della pratica medica il settimo Congresso europeo di chirurgia laparoscopica e robotica che si sta svolgendo a Roma (fino a domani, 12 giugno). Oltre 400 chirurghi da tutto il mondo per le sessioni di videodimostrazione: interventi di altissima precisione, minivasivi, che utilizzano tecnologie pensate per ridurre l’impatto dell’operazione. “E’ la prima volta al mondo – spiega ad ASCA il Presidente del Congresso, Vito Pansadoro, – che un incontro internazionale è stato pensato per portare la laparoscopia e la robotica ai suoi estremi”. Le operazioni trasmesse dalla clinica Pio XI di Roma, spiega Pansadoro, “sono tutti casi ai limiti dell’operabilità, che solo grazie a chirurghi di altissima levatura sono divenuti possibili”.

La chirurgia robotica si sta affermando come standard in molti interventi di asportazione di tumori, in distretti del corpo in cui è richiesta enorme precisione: “Ormai il 60% degli interventi a livello mondiale eseguiti con il robot Da Vinci – spiega il chirurgo – riguardano i tumori della prostata, negli Usa sono l’86%, seguiti dalla rimozioni di tumori renali, cistectomie e stenosi delle vie urinarie”.

I vantaggi della chirurgia robotica sono molteplici. In aree del corpo sulle quali è più difficile intervenire, mediante minuscole aree di ingresso, i “robo-chirurghi” possono eseguire incisioni millimetriche, preservando i fasci nervosi e limitando le conseguenze invasive dell’operazione. E l’Italia, nello scenario internazionale è all’avanguardia: “Basta pensare – ricorda Pansadoro – che 5 dei 17 chirurghi chiamati a fare le dimostrazioni durante il Congresso sono italiani”. (ASCA)

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