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Mastectomia: immediata ricostruzione seno con grasso addome

Addio protesi per il seno dopo aver affrontato e vinto un tumore. Il futuro è la “ricostruzione con addominoplastica, grazie alla quale è possibile prelevare il grasso dall’addome e impiantarlo nel seno della paziente, con un risultato molto più naturale e ‘morbido’ e soprattutto privo di qualsiasi rischio di complicanza o di rigetto”, spiega all’Adnkronos Salute Fabio Santanelli, titolare della Cattedra di Chirurgia plastica della II Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Roma ‘La Sapienza’, direttore della scuola di specializzazione in Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e responsabile dell’Uod di Chirurgia plastica al Sant’Andrea.

In Italia sono pochissimi centri a effettuare questo che è un “vero e proprio intervento di trapianto”, al massimo due o tre. Il più all’avanguardia è l’azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, dove vengono effettuate “circa 60 operazioni l’anno”, e potrebbero essere molti di più se le risorse della Regione fossero più sostanziose. La procedura, chiamata Diep (Deep Inferior Epigastric Perforator), che per un seno può durare quattro ore e mezzo e per entrambi circa sette e mezzo, prevede, dopo la ‘preparazione’ da parte del chirurgo generale che apre la mammella, racconta Santanelli, “il prelevamento di un lembo della pancia da parte del chirurgo plastico, compresi alcuni vasi sanguigni che vengono poi innestati nell’ascella della paziente”.

“Poi si procede – prosegue – con l’addominoplastica estetica. Ecco perché serve che la paziente abbia abbastanza pancia: c’è bisogno di una buona quantità di grasso per ricostruire un’intera mammella o due. Nel caso in cui la donna abbia un seno molto grande, dunque una gigantomastia, è possibile procedere anche con la riduzione dell’altro seno. Insomma, con questa tecnica si può arrivare a effettuare anche cinque interventi in uno. Dopo due giorni è possibile alzarsi e dopo cinque andare a casa. Il tutto perché nonostante l’ampiezza e l’invasività dell’intervento, non esistono rischi di rigetto”, assicura il chirurgo.

Oltre a quelli estetici, gli effetti psicologici positivi per la paziente sono numerosi: “la donna entra in sala operatoria e, una volta uscita, ha superato l’evento traumatico del cancro e ha già il seno ricostruito, dall’aspetto naturale. E questo è molto importante: il mio consiglio è di richiedere sempre la ricostruzione del seno in contemporanea all’intervento di asportazione del tumore”.

“Nel nostro centro questo avviene nel 95% dei casi, ma ci sono realtà che, viceversa, effettuano la ricostruzione in contemporanea solo nel 5% dei casi. Costringendo la paziente ad anche due anni di lista d’attesa, un tempo che trascorrerà facendo i conti con il dolore della mutilazione”, afferma Santanelli.

La nuova metodica di ricostruzione con addominoplastica è una procedura “complessa, che richiede il coinvolgimento di sei chirurghi, di strumentisti e anestesisti specializzati, ed è molto costosa. Anche per questi motivi un’indicazione a fini puramente estetici mi sembra eccessiva, ma l’abbiamo applicata su una paziente che aveva subito cinque sostituzioni di protesi al seno a causa di alcuni problemi”. I vantaggi si sentono anche in funzione del fatto che un seno ricostruito con questo sistema “segue nel tempo i cambiamenti della donna, anche quelli ormonali, e non dà luogo a inestetici effetti d’immobilità tipica della protesi quando la donna è distesa al mare sulla schiena. Insomma, migliora di molto la vita delle pazienti”, conclude Santanelli.

AdnKronos

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