Studi sui pericoli del sangue ve…

[caption id="attachme…

Il vaccino veterinario più di su…

• Nel mondo sono oltre du…

ASMA INFANTILE GRAVE: LA CURA È …

ASMA INFANTILE GRAVE: LA …

Il #Parkinson 'in vitro'

Riprodotte in laboratorio…

Innovazione, medicina e italiani…

Premiati ieri a Milano ri…

Fibrosi polmonare: pericolose co…

Una combinazione di tre f…

Un fungo amazzonico che mangia l…

Andare in gita scolastica…

Dal 'verde' un vaccino unico, ar…

[caption id="attachment_5…

AIDS: il Premio Nobel, possibile…

Una cura scientificamente…

Metuosi, ubriaca e uccide le cel…

Identificata all'Istituto…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

La leptina a capo di meccanismi come apprendimento, memoria, appetito

La leptina, l’ormone rilasciato dalle cellule adipose, è in grado di attivare l’ippocampo, l’area del cervello che controlla l’apprendimento e la memoria, controllando la sensazione della fame. L’ormone potrebbe dunque essere utilizzato come principio attivo contro l’obesità: a sostenerlo sono i ricercatori della University of Pennsylvania che hanno presentato la scoperta nel corso del Meeting Annuale della Society for the Study of Ingestive Behavior (SSIB) tenutosi a Pittsburgh.

Nel loro studio i ricercatori hanno somministrato la leptina a un gruppo di ratti, constatando che gli animaletti consumavano così meno cibo e riuscivano a perdere peso corporeo. Un risultato che mette in evidenza la possibilità di effettuare ricerche per comprendere il ruolo dei processi cognitivi nei meccanismi di assunzione di cibo e di controllo del peso corporeo. “L’alimentazione è un comportamento complesso che non sempre è guidato dalla fame o dalla necessità – spiega Scott Kanoski, autore dello studio -. Il nostro programma di ricerca è volto a capire come l’apprendimento e la memoria contribuiscano a un’eccessiva assunzione di cibo e, quindi, a dar vita all’obesità”.

Quando le riserve di grasso sono abbondanti, gli esseri umani e gli animali possono essere meno concentrati sull’apprendimento di strategie per il reperimento del cibo. Secondo Kanoski questo studio suggerisce che il cervello riceve i segnali sulle riserve di grasso corporeo e sullo stato dell’energia immagazzinata nel corpo, “e questi segnali a loro volta influenzano l’interpretazione degli stimoli ambientali che riguardano il cibo. Quando la segnalazione della leptina è compromessa, cosa che accade comunemente nelle persone obese, i processi cognitivi che normalmente avrebbero aiutato a inibire o ridurre l’assunzione di cibo possono risultare compromessi”.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!