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L’olfatto risulta compromesso dalla depressione

I malati hanno bulbi olfattivi del 15% più piccoli rispetto alle persone sane. Lo studio può aprire nuove strade

La depressione danneggia l’olfatto. Il perché è spiegato da un gruppo di ricercatori dell’università tedesca di Dresda sulla rivista Neuroscience. In passato gli studiosi avevano notato che il “male di vivere”, così come la schizofrenia e i disturbi affettivi, sono in grado di alterare la capacità di captare odori e profumi.


Con il nuovo studio hanno cercato di capire in che modo questo avvenga: hanno arruolato 21 pazienti con depressione e 21 volontari sani, esponendoli a sostanze progressivamente sempre più profumate. Contemporaneamente sono stati studiati i bulbi olfattivi dei partecipanti, una specifica parte del cervello che garantisce l’efficienza del nostro naso, utilizzando la risonanza magnetica. Dalle analisi è emerso che le persone depresse hanno bulbi olfattivi del 15% più piccoli rispetto alle persone sane, che sono dunque in grado di captare gli odori molto prima rispetto ai malati.

NUOVE STRADE – Secondo gli esperti, il volume del bulbo olfattivo e la depressione sono due elementi collegati nella neurogenesi, cioè il processo di nascita di nuovi neuroni. È noto che il “male di vivere” inibisce questo meccanismo nel cervello, soprattutto a livello dell’ippocampo, e spesso le persone depresse hanno nel sangue livelli minori di una sostanza chimica che promuove la neurogenesi. Lo studio tedesco apre nuove strade da percorrere anche per curare la depressione: il volume del bulbo olfattivo potrebbe essere infatti usato come metro di misurazione dell’efficacia di una terapia. (Fonte: Adnkronos)

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