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Quando la schiena fa “crack”: per le fratture vertebrali nel paziente anziano il rimedio è un palloncino

Presso l’Ospedale San Carlo di Nancy, all’interno della U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia diretta dal Dr. R. Giacomi, l’Unità Operativa di Chirurgia Vertebrale diretta dal dottor Stefano Astolfi, centro d’eccellenza per il Lazio, si trattano abitualmente le fratture vertebrali nei pazienti anziani con un’innovativa tecnica chirurgica mininvasiva percutanea, riportando eccellenti risultati.

Roma, 26 agosto 2010 – Ogni anno in Italia si verificano oltre 100.000 fratture vertebrali causate da osteoporosi. Basta spesso un gesto innocuo – un peso sollevato distrattamente o un movimento brusco – a far sì che possano provocarsi cedimenti o collassi di un corpo vertebrale, con conseguenti fratture dolorose, che provocano cambiamenti nell’aspetto e nella postura, mal di schiena e limitazioni nella mobilità.


L’osteoporosi si manifesta con un andamento cronico e con una elevata predisposizione alle fratture in quanto l’osso diminuisce di consistenza, diventa poroso e quindi fragile. Il progressivo invecchiamento della popolazione, specie nei Paesi più sviluppati, unito alle aumentate esigenze funzionali, fanno sì che le problematiche mediche legate alle patologie della colonna vertebrale, in vertiginoso aumento, siano diventate uno dei principali problemi a cui devono far fronte le persone anziane. “Gli schiacciamenti vertebrali, pur potendosi riscontrare anche nei pazienti giovani, sono tipici nelle persone che hanno superato i 65 anni d’età, soprattutto donne: si tratta di una condizione che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, arriva sempre più spesso all’attenzione clinica. Nei casi di improvviso e acuto dolore al rachide, i pazienti devono essere sottoposti immediatamente ad esame radiografico poiché è forte il sospetto di un crollo vertebrale – ha dichiarato il Dottor Stefano Astolfi, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Vertebrale dell’Ospedale San Carlo di Nancy – Il crollo è la classica manifestazione della demineralizzazione ossea tipica dell’età avanzata e si estrinseca con un cedimento strutturale in altezza di uno o più corpi vertebrali. Oggi – continua il dottor Astolfi – è possibile trattare tali sempre più frequenti patologie mediante moderne tecniche chirurgiche minivasive percutanee come la cifoplastica con palloncino che consiste nell’introduzione attraverso il peduncolo vertebrale di un cemento acrilico a presa rapida, con la possibilità di una espansione del soma vertebrale mediante apposito palloncino. Questa tecnica è stata ideata per ridurre prima e stabilizzare poi la frattura in modo controllato, correggere ove possibile le deformità della colonna vertebrale, prevenire l’insorgere di nuove fratture, alleviare il dolore in modo rapido e prolungato e migliorare la qualità della vita del paziente”. Presso l’Unità Operativa di Chirurgia Vertebrale dell’Ospedale San Carlo di Nancy, l’equipe chirurgica ortopedica diretta dal Dottor Stefano Astolfi esegue di routine numerosi trattamenti di cifoplastica, su una casistica personale che comprende ormai oltre 580 procedure eseguite su 350 pazienti  affetti da crolli singoli o multipli del tratto dorsale e lombare della colonna vertebrale “La caratteristica che rende unica la cifoplastica rispetto ad altri interventi chirurgici – spiega il dottor Astolfi – è l’uso di un “palloncino” che, oltre a stabilizzare la frattura, può essere  in grado di ripristinare l’altezza del corpo vertebrale e correggere così la deformità angolare. La cifoplastica con palloncino è diventata la tecnica d’elezione per le fratture da compressione, grazie agli alti benefici che si ottengono a fronte di un basso rischio chirurgico in mani esperte, ovvero risoluzione immediata del dolore, recupero in tempi brevi della mobilità ed eliminazione del busto, poco tollerato in genere dai pazienti anziani”. La cifoplastica con palloncino è un intervento della durata di circa mezz’ora che viene eseguito in anestesia locale o generale, a seconda del paziente. Il palloncino viene inserito per via percutanea e, una volta gonfiato, può addirittura risollevare la vertebra fratturata restituendole la morfologia originale. A questo punto, si procede con l’inserimento di un cemento che può anche essere osseo, biologico, totalmente riassorbibile. Dopo l’intervento, il paziente rimane in osservazione per qualche ora, mentre i suoi sintomi dolorosi scompaiono nell’immediato. I vantaggi correlati a questa tecnica chirurgica sono numerosi: dalla rapidità con cui viene restituita la mobilità al paziente, ai notevoli risparmi economico-sociali rispetto alle cure tradizionali. Vengono infatti evitati i costi di ospedalizzazione, riabilitazione e cura farmacologica del dolore. Finora, in tutto il mondo, sono state trattate con la tecnica della cifoplastica con palloncino più di 600.000 fratture su oltre 450.000 pazienti. Secondo un recente Studio pubblicato nel febbraio 2009 su The Lancet che ha coinvolto 300 pazienti di 21 centri clinici di otto Paesi, i pazienti sottoposti alla cifoplastica con palloncino, a un mese dall’intervento, hanno manifestato, rispetto a coloro che hanno ricevuto solo trattamenti conservativi, un miglioramento più marcato con un recupero più rapido della funzionalità e della mobilità e una maggiore riduzione del dolore. Benefici che si sono mantenuti costanti sull’arco di 12 mesi. La frequenza di effetti avversi non ha presentato differenze fra i gruppi. Come confermato dalle radiografie effettuate a un anno di distanza, la cifoplastica con palloncino non ha comportato un aumento significativo di nuove fratture vertebrali rispetto al gruppo di controllo.

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