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Stanchezza cronica: sempre meno remota l’origine virale del disturbo

Da tempo si sospetta un legame fra stanchezza cronica e virus, ma dimostrarlo non è per niente facile. La primavera scorsa Science ha pubblicato una ricerca che metteva in relazione la sindrome con un tipo di retrovirus chiamati XMRV (virus a loro volta correlati alla leucemia murina), ma altri quattro studi non lo avevano confermato. Adesso una nuova indagine dimostra una correlazione fra malattia e altri retrovirus della stessa classe, chiamati MRV.
LO STUDIO – Più nel dettaglio, i ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston, dei National Institutes of Health e della Fda, l’ente per il controllo dei farmaci, hanno trovato sequenze genetiche di MRV nel sangue di 32 pazienti, affetti dalla sindrome, sui 37 analizzati e solo in tre su 44 soggetti sani. Non hanno invece evidenziato tracce di XMRV. «Questa classe di retrovirus – ha subito commentato Leonard Jason della De Paul University di Chicago, un esperto della malattia – sta per diventare un pezzo importante del puzzle». Puzzle appunto. Perché la sindrome da stanchezza cronica è una condizione di cui non si conoscono le cause e che non trova riscontri in test diagnostici, nonostante i pazienti presentino segni di anomalie immunologiche, neurologiche e endocrinologiche.

La sindrome, così come è stata definita dai Centers for Diseases Control di Atlanta nel 1994, è caratterizzata da stanchezza (che dura da più di sei mesi e non è alleviata dal riposo) associata a quattro o più sintomi fra i quali: disturbi della memoria, dolori muscolari, mal di testa, sonno non ristoratore, dolore ai linfonodi, faringite. È una patologia che può essere molto debilitante e non ha ancora trovato una cura. Ecco perché si stanno studiando le cause, ecco perché si sono creati reti di pazienti, soprattutto negli Stati Uniti, che dialogano online e premono sul mondo scientifico perché finalmente la smetta di considerare questa malattia come psicosomatica o semplicemente legata allo stress, nonostante ci siano molte evidenze che a scatenarla è spesso una malattia virale acuta. Trovare una causa significherebbe anche studiare nuove cure. E il coinvolgimento dei retrovirus potrebbe far ipotizzare terapie anti-retrovirali, tipo quelle usate per combattere l’Hiv, il virus dell’Aids. Almeno tre farmaci di questo tipo hanno rivelato di essere attivi anche contro gli XMRV in laboratorio.

FARMACI OFF-LABEL – Alcuni pazienti sono già in terapia con farmaci anti-Hiv prescritti off-label dai medici, al di fuori cioè dalle indicazioni per cui sono autorizzati dalle autorità sanitarie. E ne parlano in rete, come Jamie Deckoff-Jones, medico lui stesso che sul tema tiene un blog molto popolare negli Usa. I medici, compreso il coordinatore della ricerca appena pubblicata su Pnas, ribadiscono: «Non c’è prova definitiva che i retrovirus possano determina la sindrome da stanchezza cronica: l’ infezione potrebbe essere la conseguenza di un sistema immunitario alterato»

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Il fatto che in alcuni pazienti i retrovirus vengano identificati e in altri no, potrebbe dipendere da differenti metodi di analisi ed è per questo che le ricerche vanno approfondite. Questi nuovi dati, però, mettono in luce un nuovo problema: se nel sangue dei pazienti si possono isolare virus correlati alla leucemia murina, è bene escluderli dalla donazione di sangue.

Corriere.it

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