Tumori: tecnologia innovativa pe…

Ricercatori finanziati da…

Beta-talassemia: la terapia gen…

[caption id="attachment_8…

A Capri una due giorni di confro…

In Italia allo stato at…

L'importanza del DNA in 3D

Una nuova tecnica messa a…

Trattamento del pene curvo con c…

FIRENZE, 2017 – Sono stat…

Il 9 febbraio si celebra la 1° G…

Roma, 6 febbraio 2015 – I…

Sei stato allattato al seno? Far…

Lo sostiene uno studio in…

Neuroni e sovrappeso: ecco l'ord…

[caption id="attachme…

Meningite: l'EMA autorizza il va…

L'Agenzia europea del far…

Tumori ossei: nei bambini la spe…

Utilizzare cellule stamin…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Tumori: virus Herpes simplex modificato contro cellule cancerose

In abbinamento con chemioterapia e radioterapia può essere d’aiuto per combattere i tumori di testa e collo: il virus herpes simplex, quello che causa l’herpes labiale, modificato geneticamente sembra riuscire ad aiutare nella lotta contro questo tipo di tumori. A sostenerlo è uno studio sperimentale, condotto finora su 17 pazienti del Royal Marsden Hospital, un centro specializzato nella cure oncologiche, i cui risultati sono stati pubblicati su Clinical Cancer Research dai ricercatori dell’Institute of Cancer Research di Londra guidati da Kevin Harrington.

Attraverso la modifica genetica il virus dell’herpes simplex è in grado di uccidere dall’interno le cellule tumorali senza infettare le cellule del tessuto sano. Una volta inoculato il virus si moltiplica, eliminando le cellule neoplastiche, e produce una proteina che attiva il sistema immunitario, rinforzandolo.

Dallo studio sperimentale condotto è emerso che l’82% dei pazienti (14) ha mostrato di rispondere alla terapia, e che nel 93% dei soggetti è stata registrata la remissione del tumore dopo l’asportazione. Nessun paziente ha sviluppato recidive loco-regionali, e la sopravvivenza al tumore è risultata per l’82% dei pazienti di 29 mesi in media (range tra 19 e 40 mesi). “Circa il 35-55% dei pazienti trattati con chemioterapia e radioterapie standard in genere sviluppa recidive entro due anni – spiega Harrington -. Abbiamo quindi raccolto questi risultati con molto favore”.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!