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Linfoma: un nuovo possibile target terapeutico



Testato con successo su cani ammalatisi spontaneamente, potrebbe essere presto sperimentato anche nell’essere umano

Un nuovo possibile target terapeutico per il trattamento del linfoma è stato testato con successo nella sperimentazione animale presso l’Università dell’Illinois. A basse dosi, un nuovo farmaco denominato S-PAC-1 ha dimostrato di potere arrestare la crescita tumorale in tre dei sei cani utilizzati nello studio e indotto una parziale remissione della patologia in un quarto.

Il nuovo composto agisce infatti sull’enzima procaspasi-3, che quando attivato innesca una cascata di reazioni che uccidono la cellula, come spiega Paul Hergenrother, che ha coordinato lo studio, i cui risultati sono ora pubblicati su Cancer Research.

La procaspasi-3 può così diventare il bersaglio della terapia oncologica, in parte perché i tumori spesso interferiscono con la normale morte cellulare e in parte per il fatto che molti tumori – tra cui quelli della mammella, del colon, del polmone, del fegato, i linfomi e i melanomi – contengono alti livelli di procaspasi-3.

L’S-PAC-1 deriva da un altro composto sperimentato sui topi e su un cane, denominato PAC-1, la cui neurotossicità è stata eliminata con l’aggiunta di un gruppo sulfonamide.

I test su animali che avevano sviluppato spontaneamente un linfoma hanno dimostrato la sua capacità di stabilizzare o inibire lo sviluppo tumorale nella maggior parte dei casi senza apprezzabili eventi avversi.

Se la successiva sperimentazione dovesse provare la validità del trattamento, potrebbe aprirsi la strada per un’applicazione nell’uomo.

“Se si guarda alle ‘firme genetiche’ del linfoma canino e umano si constata come essi siano molto simili tra loro, così come sono simili tra loro le rispettive terapie”, ha spiegato Hergenrother. “Per questo motivo, sono ottimista sulla possibilità di futuri sviluppi terapeutici.”

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