Il rapporto tra microglia ed Alz…

[caption id="attachment_6…

Lo sperma determina la "vittoria…

[caption id="attachme…

CNR per la Sclerosi Multipla: n…

La riabilitazione compute…

Iniezioni di gel di staminali ne…

Con un'iniezione di stami…

Al Besta messa a punto cura cont…

[caption id="attachment_8…

Diabete-obesità: super gene inte…

Nuova luce sulla genetica…

Autismo e disabilità intellettiv…

Il disturbo dello spettro…

SLA: nuovi studi sul gene FUS, e…

Gli aggregati proteici ti…

Smog: tra i probabili effetti il…

Secondo uno studio pubbli…

Rene artificiale da cellule stam…

Ricercatori scozzesi dell…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Per il futuro vaccino anti-HIv un’impalcatura proteica

La nuova tecnica consente di superare un ostacolo fondamentale: il cambiamento di forma dell’epitopo che consente al virus di sfuggire al sistema immunitario dell’ospite

Un approccio per la progettazione di un vaccino contro l’HIV consiste nell’istruire il sistema immunitario a riconoscere alcune strutture proteiche presenti sulla sua superficie e a produrre di conseguenza anticorpi che si leghino a tali strutture, neutralizzando il virus.

Tale strategia implica l’identificazione delle strutture della superficie virale e la presentazione di tali frammenti al sistema immunitario. Quando alcune parti della superficie dell’HIV vengono rimosse, tuttavia, esse cambiano forma al punto da non essere più riconosciute dagli anticorpi.

Una nuova ricerca svolta presso il Vaccine Research Center of the National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e ora pubblicata suiProceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), ha sviluppato una tecnica per superare questo problema. In particolare, è stata messa a punto un’impalcatura per estrarre una porzione riconoscibile da parte degli anticorpi, denominata epitopo o determinante antigenico, e per inserirla in una struttura proteica disegnata al computer. Quest’ultima ingloba l’epitopo in una forma che successivamente può essere riconosciuta dal sistema immunitario.

Per dimostrare l’efficacia di questa tecnica, i ricercatori l’hanno applicata a un epitopo presente sulla superficie dell’HIV che viene riconosciuto da un anticorpo, noto come 2F5, in grado di neutralizzare l’HIV. Quando viene rimosso dalla superficie dell’HIV, l’epitopo adotta una forma a elica o a spirale, mentre la versione riconoscibile dall’anticorpo 2F5 ha una forma irregolare.

I ricercatori hanno inserito proprio copie di quest’ultima forma nell’impalcatura proteica, e le hanno iniettate in alcuni porcellini d’india di laboratorio. In risposta, il sistema immunitario dell’animale ha prodotto anticorpi molto simili al 2F5 che si legano fortemente all’epitopo.

Il risultato dimostra che la progettazione di impalcature proteiche può essere un approccio potenzialmente efficace nella progettazione di nuovi vaccini, non solo per l’HIV ma anche per altre patologie infettive virali.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi