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Prostata: per prevenzione e inutili interventi test PSA a tutti gli over 60

Estendere il test del Psa a tutti gli uomini, una sola volta a 60 anni. È l’idea di uno studio pubblicato sul British Medical Journal come risposta ai molti dubbi che avvolgono l’esame diagnostico di routine per scovare il carcinoma alla prostata. Sulla validità del Psa, antigene prostatico specifico, come marcatore utile a individuare i casi che necessitano di trattamenti farmacologici o chirurgici esistono ancora molte resistenze, dovute alla possibilità che non sempre alti livelli di Psa predicano lo sviluppo del cancro. Per evitare trattamenti inutili e dolorosi i ricercatori del Memorial Sloan Kettering Medical Center di New York hanno studiato l’efficacia di un protocollo diagnostico che prevede uno screening per tutti i sessantenni, momento caldo per il rischio di carcinoma prostatico, dividendo poi la popolazione maschile in base ai risultati: un gruppo con alti livelli di Psa – nove morti su dieci appartengono a questa categoria – e uno con livelli medi o bassi, al quale consigliare controlli successivi.

Secondo gli specialisti americani, questo tipo di approccio garantirebbe una buona soglia di garanzia: circa il 50% della popolazione avrebbe la certezza che dopo i 60 non si verificherà un’evoluzione maligna della propria condizione.

In Italia circa 11.000 uomini ogni anno ricevono una diagnosi di cancro della prostata. Di questi poco più di 1000 hanno un’età inferiore ai 65 anni. Si tratta del primo tumore maschile per incidenza, colpisce infatti il 12% degli uomini. (ASCA)

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