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Contro il dolore una nuova molecola estratta dal veleno di una conchiglia

E’ un nuovo analgesico che si estrae dal veleno della conchiglia marina ‘Cunus magus’ e, iniettato direttamente nella spina dorsale (proprio come avviene nell’epidurale per il parto) agisce modulando il dolore. Si tratta di una delle ultime novita’ presentate al 64esimo congresso nazionale della Societa’ italiana anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), in corso a Parma fino a sabato.
Al convegno gli esperti hanno parlato proprio di analgesici innovativi e potenti come quello estratto dalla concoglia, la molecola ‘ziconotide’, differente dagli oppiacei finora utilizzati per effetti collaterali e dipendenza. Ma si e’ discusso anche dei nuovi stimolatori high-tech sempre piu’ miniaturizzati che, impiantati nella colonna vertebrale, sono in grado di dialogare con i computer del centro medico per tenere i dottori sempre informati.

”Ziconotide – spiega Cesare Bonezzi, responsabile dell’unita’ operativa di Medicina del Dolore della Fondazione Maugeri di Pavia – viene iniettato direttamente la’ dove deve agire, ovvero nel liquor spinale, ed e’ collegato a una pompa sottocutanea che permette somministrazioni controllate in base al dolore e al tipo di paziente. E’ il primo e unico farmaco di questa classe, ma presto ne avremo a disposizione altri”.

Nei soggetti con gravi dolori provocati da lesioni a livello nervoso e intrattabili con i farmaci oppiacei, aggiunge Bonezzi, ”e’ possibile introdurre un elettrocatetere all’interno della colonna vertebrale in grado di inviare impulsi elettrici che interferiscono con i messaggi di dolore. Questo elettrodo – spiega – viene poi collegato a un generatore di impulsi, a sua volta impiantato sottocute dove il paziente vuole”.

”L’ultima frontiera – conclude Bonezzi – sono i generatori di impulsi ricaricabili quasi come i telefonini, in grado di fornire una serie di informazioni sul comportamento del paziente, se si e’ alzato oppure e’ stato a letto, che possiamo ricavare direttamente dai dati incamerati nell’apparecchio, e in futuro da neurostimolatori capaci di trasmettere i dati anche a distanza”.(ANSA).

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