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“Fate il vaccino anti-Hpv”, l’appello della ginecologa Alessandra Graziottin

“Fate il vaccino anti-Hpv”. E’ l’appello che la ginecologa Alessandra Graziottin, presidente dell’omonima fondazione, lancia alle under 45. L’esperta, durante il Congresso nazionale di ginecologia e ostetricia in corso a Milano, ribadisce l’importanza della prevenzione, primaria e secondaria, contro le patologie causate dal Papillomavirus umano (Hpv). Per le ragazze come per le donne adulte.

“Contrarre il virus – spiega la direttrice del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano – può significare per la donna ammalarsi di cancro del collo dell’utero, tumore della vulva e della vagina, lesioni precancerose e condilomi genitali. Il Papillomavirus umano può comportare sofferenza non solo per la donna, ma per la coppia”. Per proteggersi, sottolinea Graziottin, bastano tre mosse: usare regolarmente il profilattico per ridurre la probabilità di contrarre il virus, vaccinarsi, sottoporsi regolarmente a controlli di screening con il pap-test ed eventuali ulteriori esami, quando indicati.

Oggi sono disponibili due vaccini, spiega l’esperta: un vaccino bivalente efficace verso i tipi di Hpv 16 e 18, indicato nella prevenzione di lesioni precancerose della cervice uterina e del cancro del collo dell’utero nelle donne dai 10 ai 25 anni. Un vaccino quadrivalente, efficace verso i tipi di Hpv 6, 11, 16 e 18, indicato per la prevenzione del cancro del collo dell’utero, delle lesioni precancerose del collo dell’utero, della vulva e della vagina e anche dei condilomi (verruche genitali) in donne dai 9 ai 45 anni (età fino alla quale è già stata documentata l’efficacia del quadrivalente) e nei maschi dai 9 ai 15 anni.

Ogni anno in Italia sono oltre 3.500 i casi di cancro al collo dell’utero e 120 mila quelli di condilomatosi genitale nelle donne. L’appello alle under 45 per una maggiore attenzione alla salute ginecologica è supportato dai numeri: “Molti studi internazionali riportano un aumento (negli ultimi 20 anni) dei tumori vulvari in donne di età inferiore ai 50 anni”. Per quest’ultima neoplasia non esiste un sistema di screening organizzato. La diagnosi arriva spesso in ritardo e l’intervento terapeutico è invasivo.

“La vaccinazione è l’unica arma a disposizione per proteggersi”, incalza Graziottin. “perché contrarre l’Hpv non è un rischio che si corre una volta sola nella vita. Vaccinarsi significa mettersi al sicuro perché si riduce il rischio (fino al 65%) di ammalarsi di nuovo”. Ecco perché, prosegue la specialista, anche i medici devono capire “l’importanza di consigliare la vaccinazione a tutte le donne, non solo alle giovanissime”. Per sensibilizzare l’universo rosa su Hpv e malattie sessualmente trasmesse, Graziottin cura spazi informativi sul sito www.fondazionegraziottin.org. La Fondazione comunica anche tramite il social network Facebook.

Ma la strada per coinvolgere le donne nella lotta al Papillomavirus umano, conclude la specialista, è ancora lunga. A distanza di poco più di due anni dalla partenza della campagna di vaccinazione anti-Hpv, in Italia “si è ancora lontani dagli obiettivi di copertura vaccinale prefissati”. L’ultimo rapporto pubblicato dall’Istituto superiore di sanità, sottolinea che la percentuale di 12enni vaccinate (per loro l’iniezione è gratuita) è ferma al 53%. (Adnkronos Salute)

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