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Insufficienza mitralica: basta una clip, e stop alle operazioni a cuore aperto

È capace di bloccare l’insufficienza mitralica senza ricorrere alla chirurgia a cuore aperto e alla circolazione extracorporea: la tecnica innovativa, utilizzata per la prima volta in Italia dall’ospedale Ferrarotto di Catania – che è anche la seconda struttura in Europa e tra le poche al mondo – è in grado di scongiurare l’esito dell’insufficienza mitralica in scompenso cardiaco, ictus, infarto e morte senza ricorrere a operazioni a cuore aperto.

La novità scientifica consiste in una sorta di “àncora” che, inserita attraverso l’arteria femorale a mezzo di un piccolo catetere e fatta avanzare fino al cuore, va a correggere il difetto di chiusura dei lembi della valvola mitralica, un’insufficienza che provoca il cosiddetto “rigurgito” (il sangue ritorna nell’atrio sinistro, fenomeno che riduce di fatto il flusso sanguigno al resto dell’organismo): per compensare il difetto il ventricolo sinistro è costretto a un maggiore sforzo per pompare il sangue, meccanismo che a lungo andare può portare all’ingrossamento del cuore e allo scompenso cardiaco.

“Con questa tecnica, assolutamente innovativa, abbiamo attuato circa 50 interventi, ma ancora sono tanti i pazienti in lista d’attesa. In Italia siamo stati i primi a utilizzare MitraClip e i secondi in Europa. L’intervento è a basso rischio e in pochi giorni di ricovero il paziente risolve il suo problema”, spiega Corrado Tamburino, direttore della Cardiologia dell’Ospedale Ferrarotto di Catania. “In particolare – aggiunge Tamburino – la nuova tecnica si dimostra importante per curare l’insufficienza mitralica in pazienti ad alto rischio o che sono improponibili alla chirurgia. In genere, i pazienti hanno una ripresa migliore e più rapida, rispetto alla chirurgia a cuore aperto, e possono essere dimessi in meno tempo. Va segnalato – conclude Tamburino – anche un risparmio di risorse per le casse della Sanità”.

Le patologie valvolari sono tra le principali cause dello scompenso cardiaco, che in Italia affligge più di un milione di persone, con un aumento annuo percentuale del 10%. Si stima che entro i prossimi 20 anni il numero dei soggetti che andranno incontro a scompenso raddoppierà. (ASCA)

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